Vi siete mai chiesti quanto guadagnino Ferrari, Lamborghini o Aston Martin su ogni singola automobile che vendono? Scopriamolo.
Nel mercato globale delle auto di lusso ad alte prestazioni, i numeri raccontano molto più delle percezioni, perché tra consegne, margini e utili per vettura si misura la reale solidità di un marchio, ben oltre l’impatto mediatico o il fascino del brand.
Ferrari resta il riferimento, Lamborghini cresce, Aston Martin arretra
Il 2025 si è chiuso con un quadro chiaro sul fronte delle vendite. Ferrari ha mantenuto il primo posto con 13.640 consegne a livello globale, registrando un leggero calo dello 0,8% che non compromette però il risultato complessivo. Si tratta infatti del secondo miglior dato nella storia del marchio, segnale di una domanda ancora estremamente selettiva ma stabile.

I reali guadagni di Ferrari, Lamborghini e Aston Martin (www.motori.leonardo.it)
Alle spalle, Lamborghini ha toccato quota 10.747 unità vendute, con una crescita dello 0,6% che segna un nuovo record. Il contributo dei modelli più recenti, in particolare il SUV Urus, continua a essere determinante nel consolidare la presenza del marchio su più mercati e su una clientela più ampia.
Diversa la situazione di Aston Martin, che si ferma a 5.448 vetture consegnate, con un calo del 9,7%. Un dato che evidenzia una fase più complessa, legata sia al posizionamento sia alle dinamiche di prodotto, in un contesto competitivo sempre più aggressivo.
I margini raccontano il vero equilibrio del settore
Se le consegne fotografano la domanda, sono i risultati finanziari a definire il peso reale dei brand. In questo scenario, Ferrari si conferma nettamente in testa anche sul piano della redditività.
Il marchio italiano ha registrato un utile operativo di circa 2,1 miliardi di euro, con un margine del 29,4%. Il dato più indicativo resta però quello relativo all’utile per vettura: oltre 153.000 euro per ogni auto venduta, una soglia che nessun altro costruttore nel segmento riesce ad avvicinare con continuità.
Lamborghini mantiene una struttura finanziaria solida, con 768 milioni di euro di utile operativo e un margine del 24%. Tuttavia, il profitto medio per vettura si attesta intorno ai 71.000 euro, evidenziando un modello industriale efficace ma ancora distante dai livelli di Ferrari in termini di marginalità per unità.
Il caso più critico è quello di Aston Martin, che con un fatturato di 1,44 miliardi di euro ha registrato perdite per 297 milioni. Il dato si traduce in una perdita superiore ai 54.000 euro per ogni vettura prodotta, un indicatore che sottolinea una difficoltà strutturale nel bilanciare costi, produzione e posizionamento.
Un mercato che cambia, tra esclusività ed elettrificazione
L’analisi complessiva mostra come il settore delle supercar stia attraversando una fase di trasformazione profonda. Ferrari continua a rappresentare il punto di riferimento, riuscendo a mantenere un equilibrio tra volumi limitati e margini elevatissimi, rafforzando un modello basato su esclusività e controllo della produzione.
Lamborghini, dal canto suo, prosegue in un percorso di crescita graduale, riducendo il divario e ampliando la propria base clienti, anche grazie a una gamma più diversificata.
Per Aston Martin, invece, la sfida appare più complessa e legata alla necessità di ridefinire strategia industriale e sostenibilità economica, soprattutto in un contesto in cui la transizione verso l’elettrico sta accelerando e richiede investimenti sempre più rilevanti.
Il prossimo ciclo di mercato si giocherà proprio su questo equilibrio: mantenere l’identità dei marchi storici e, allo stesso tempo, adattarsi a una nuova mobilità. In questo scenario, i numeri attuali non sono solo un bilancio, ma un’indicazione precisa di chi parte in vantaggio e di chi è chiamato a recuperare terreno.








