Il gesto di rimuovere le etichette interne dai capi di abbigliamento, spesso dettato dal fastidio del contatto con la pelle o da una semplice abitudine estetica, potrebbe trasformarsi nel peggiore errore per un motociclista.
Con l’aggiornamento del Codice della Strada entrato in vigore nel 2026, l’Italia ha allineato i propri standard di sicurezza a modelli europei già consolidati, introducendo l’obbligo tassativo di indossare guanti protettivi certificati. Non si tratta più di una raccomandazione ma di un requisito normativo la cui prova risiede proprio in quel piccolo lembo di tessuto cucito all’interno del polsino.
La prova della conformità: la norma EN 13594
La normativa di riferimento è la EN 13594. Questa sigla non è un semplice codice burocratico, ma la garanzia che il guanto sia stato sottoposto a test rigorosi su resistenza all’abrasione, tenuta delle cuciture e capacità di assorbimento degli urti. L’etichetta obbligatoria deve riportare il pittogramma del motociclista e il marchio CE. In sede di controllo, le forze dell’ordine non valuteranno la qualità percepita del pellame o la marca prestigiosa: cercheranno l’etichetta. Se questa è stata tagliata, il guanto perde legalmente la sua qualifica di Dispositivo di Protezione Individuale (DPI), rendendo il conducente passibile di sanzioni immediate.

La prova della conformità: la norma EN 13594-motori.leonardo.it
È interessante notare come il legislatore abbia focalizzato l’attenzione sulle estremità. Sebbene giacche e pantaloni tecnici siano caldamente consigliati, i guanti sono diventati obbligatori poiché, istintivamente, le mani sono la prima parte del corpo a impattare il suolo durante una caduta, anche a basse velocità. Un dettaglio tecnico spesso ignorato riguarda la lunghezza: per essere a norma, il guanto deve estendersi per almeno 5 cm oltre l’articolazione del polso, garantendo che non si sfilino durante lo sfregamento sull’asfalto.
Il precedente francese e le sanzioni italiane
Il modello adottato ricalca quanto già avviene in Francia dal 2016, dove la severità dei controlli ha creato un precedente significativo. Oltralpe, la mancanza di guanti omologati comporta una sanzione che parte da 68€ ma può superare i 450€, con la decurtazione di un punto dalla patente. In Italia, le nuove disposizioni del 2026 prevedono non solo multe pecuniarie ma, in determinate circostanze di reiterazione o gravità, anche il fermo amministrativo del veicolo.
C’è poi un’intuizione che raramente viene discussa nei forum di settore: l’obbligatorietà dei guanti potrebbe paradossalmente influenzare la sensibilità del motociclista verso la manutenzione delle manopole. Un guanto certificato, solitamente più rigido e stratificato rispetto a uno “fashion”, richiede un grip impeccabile. Curiosamente, si è notato che l’uso di guanti tecnici porta i motociclisti a preferire manopole in mescola più morbida, che però tendono a deteriorarsi più rapidamente a causa dei materiali anti-abrasione del palmo del guanto.
Sicurezza attiva e passiva
L’equipaggiamento tecnico certificato non è solo un guscio contro le lesioni. I guanti conformi alla norma EN 13594 integrano spesso protezioni rigide sulle nocche e inserti antishock posizionati strategicamente. La legge del 2026 estende l’obbligo solitamente anche al passeggero, uniformando la protezione di entrambi gli occupanti della sella.
Molti motociclisti acquistano guanti prodotti in mercati extra-europei che, pur sembrando robusti, mancano della certificazione specifica. Senza l’etichetta originale integra, è impossibile dimostrare che il prodotto abbia superato i test di resistenza al taglio, rendendo l’accessorio nullo agli occhi della legge. Prima di mettervi in sella per il prossimo tour, verificate che quel piccolo inserto bianco sia ancora al suo posto: è l’unica cosa che vi separa da un verbale salato e, soprattutto, la garanzia che le vostre mani siano effettivamente protette.








