Nel giro di pochi anni era stata raccontata come una delle scommesse più ambiziose nel panorama della mobilità elettrica globale.
Nel giro di pochi anni era stata raccontata come una delle scommesse più ambiziose nel panorama della mobilità elettrica globale. Oggi, invece, il nome BeyonCa rischia di trasformarsi nell’ennesimo caso di promessa mancata, in un settore dove entusiasmo e capitali non bastano sempre a garantire la sopravvivenza.
La società nasce nel 2021 dall’iniziativa di Su Weiming e Christian Klinger, due figure di peso provenienti dal mondo Volkswagen. L’obiettivo è chiaro fin dall’inizio: costruire un marchio premium capace di competere con i grandi nomi europei, puntando su tecnologia avanzata e design di fascia alta. Il progetto attira investitori importanti, tra cui Renault e Dongfeng, oltre a un team internazionale con esperienza nelle principali case automobilistiche.
Ambizioni elevate e numeri importanti
Nel 2023 BeyonCa alza ulteriormente l’asticella. Il piano industriale prevede la vendita di circa 100.000 veicoli in pochi anni e l’avvio della produzione del primo modello, una coupé elettrica di lusso, già nel 2024. Il prezzo di partenza, intorno ai 125.000 euro, posiziona il marchio in diretta concorrenza con Porsche.
Una sfida complessa ma, almeno sulla carta, sostenuta da capitali, know-how e una struttura internazionale che contava oltre 500 dipendenti distribuiti tra Cina, Germania e Singapore.

Il rallentamento e il silenzio dell’azienda (motori.leonardo.it)
Poi qualcosa si è inceppato. Secondo diverse fonti cinesi, l’azienda avrebbe progressivamente rallentato le attività fino a fermarsi completamente, senza però rilasciare comunicazioni ufficiali.
A rompere il silenzio sono stati i dipendenti, che hanno diffuso una lettera pubblica denunciando una situazione ormai critica. Nella loro richiesta emergono stipendi arretrati, spese non rimborsate e una totale assenza di risposte da parte della dirigenza.
Il tono è netto: i lavoratori dichiarano di essere pronti ad avviare azioni legali se non arriveranno chiarimenti in tempi brevi. Un segnale che racconta una crisi ormai profonda.
Problemi anche in Europa
Le difficoltà non sembrano limitarsi alla Cina. Anche BeyonCa Europe GmbH, con sede in Germania, starebbe affrontando criticità simili. Un elemento che rafforza l’idea di un problema strutturale, non legato a singole aree operative.
Eppure, fino a pochi mesi fa, il progetto sembrava ancora attivo. Lo scorso settembre, alcuni media cinesi riportavano che il primo modello sarebbe stato pronto entro ottobre nello stabilimento di Hong Kong. Una prospettiva che oggi appare distante.
Il contrasto con il passato recente è evidente. Nel 2022 BeyonCa aveva ricevuto il riconoscimento come “società di investimento più preziosa dell’anno” in Cina. Un premio che oggi suona quasi paradossale, alla luce delle difficoltà emerse.
Il passaggio da startup promettente a realtà in crisi nel giro di pochi anni evidenzia quanto il settore automotive, soprattutto quello elettrico, sia complesso e competitivo.
Il caso BeyonCa riapre una domanda sempre più attuale: quanto è sostenibile il modello delle startup elettriche? Negli ultimi anni il mercato ha visto nascere numerosi nuovi marchi, spesso sostenuti da investimenti significativi e grandi aspettative.
Ma trasformare un progetto in produzione industriale, soprattutto nel segmento premium, richiede tempi lunghi, risorse solide e una gestione estremamente coordinata. Elementi che non sempre riescono a convivere.
La sensazione è che BeyonCa abbia tentato di accelerare troppo, puntando subito alla fascia più alta senza consolidare le basi. Un rischio che, nel mondo dell’auto, può diventare fatale.








