Il successo di Valentino Rossi a Misano è frutto di un mix di ingredienti e di situazioni. Quel che è certo è che lo sport diventa leggenda quando è basato sui numeri. E i numeri sono quelli che a Rossi non mancano di certo. Il successo in Romagna (QUI IL REPORT DELLA GARA) ha sancito un ennesimo record nella carriera del Dottore. Ma come è stato possibile che Rossi sia tornato a vincere dopo così tanto tempo? Proviamo ad azzardare una risposta (l’ordine non è d’importanza).

MISANO PISTA YAMAHA, DI CASA E DEL SIC - Sei successi negli ultimi setti anni per la casa di Iwata a Misano e una voglia di togliere quello zero dal Mondiale che stava diventando insopportabile. Il circuito è fatto soprattutto di curve veloci, una difficoltà per l’impianto frenante definita Light (la stessa di Assen dove Rossi ha vinto nel 2013) da Brembo, che equipaggia i maggiori team. Nel GP di San Marino non ci sono continue ripartenze da curve lente, amate dalla Honda che fa di elettronica e motore il punto forte. Aggiungiamoci che Misano è il vero tracciato di casa per Rossi (due anni fa con la Ducati arrivò secondo, ndr) e quello intitolato al suo amico Marco Simoncelli. Motivazioni extra per tutti, figurarsi per uno come VR46.

CRESCITA DELLA MOTO - Telaio e accelerazione delle Yamaha sono migliorati costantemente in questa stagione e la vicinanza alla Honda è stata evidente specie negli ultimi Gran Premi. La competitività di Rossi è apparsa subito fin dalle prove libere ed è culminata nella conquista della prima fila (dopo 18 mesi) e nel miglior tempo, inedito per lui, nel warm-up. La scelta corretta della gomma media anteriore (a differenza di Lorenzo), si è rivelata vincente in gara.

IL FEELING CON IL TEAM - A Misano era il momento di trasformare in risultati tutti i progressi della moto. Silvano Galbusera, l’ha capito in fretta. Il capotecnico di Rossi ha raccolto la pesante eredirà di Burgess ma è riuscito a far tornare la passione nel lavoro dei meccanici instaurando un ottimo rapporto con il suo pilota, come dichiarato dallo stesso Rossi. Un feeling basato sulla fiducia totale in VR46 che porta a decisioni più rapide. In questo anche la voglia di migliorarsi del Dottore sta aiutando molto.

NUOVO STILE DI GUIDA E STACCATONE - La voglia di migliorarsi porta anche a un diverso comportamento in pista. Rossi ora si “butta con il corpo” più velocemente all’interno della curva e avanza la posizione della testa per abbassare il baricentro e offrire meno resistenza alla velocità. Per adottare questo cambio in stile Marquez (decisamente più facile per un ragazzo più basso, leggero e giovane) serve anche un lavoro quotidiano in palestra con Carlo Casabianca, suo storico preparatore atletico. Aggiungiamoci che Rossi, a Misano, si conferma il secondo miglior staccatore dietro a Marquez, come al Mugello (dati Brembo).

M COME METODO E MENTE - Crederci sempre. Mamma Stefania, solitamente riservata, prova a spiegare in poche righe cosa è diventato il suo Valentino: “Non so sintetizzarlo in una parola. Ma in un verbo sì: crederci - ha confessato alla Gazzetta dello Sport -. Dalla vittoria dell’anno scorso ad Assen era deluso. Pensava che dopo quella ce ne sarebbero state altre. Invece non sono arrivate. Ma lui non si è abbattuto, ci ha creduto. Ha cambiato alimentazione, diventando più regolare, e anche allenamento. Un po’ come nel 2006, quando perse il titolo. Allora ad aiutarlo era stata la gioventù, adesso è il metodo”. Non a caso il diretto interessato si è definito il” miglior Valentino Rossi della mia carriera”. 

LA CADUTA DEGLI DEI - Nonostante alla vigilia avesse detto che non voleva rischiare, per la prima volta Marquez è caduto facendo un errore “da principiante”. Forse avrebbe perso il duello anche rimanendo in piedi. Impossibile saperlo ma ciò che conta è che MM è stato portato all’errore da un Rossi in versione super-aggressiva. La dipartita del campione del mondo in carica stavolta passa sul piano mentale. Quello che finora, sorprendentemente, era stato anche il suo punto forte.

Foto Fan Club Valentino Rossi Tavullia

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