Sul proprio sito ufficiale, Uber afferma di star facendo evolvere il modo in cui si muove il mondo: “Rendiamo le città più accessibili, creando nuove opportunità per i clienti e occasioni di lavoro per gli autisti” si legge sul portale della giovane azienda americana che accetta le candidature di nuovi autisti. Per diventare driver Uber sono due le strade percorribili: per ottenere lo status di UberBLACK occorre essere un autista professionista con patente e assicurazione commerciali e guidare una berlina nera, una town car, un SUV crossover a 4 posti o un SUV/VAN da 6 posti. A mettere sul piede di guerra i tassisti, più che gli UberBLACK, è stata la “licenza” UberPOP, la versione low cost del servizio offerto dalla società californiana.

Il motivo è intuibile visto che per trasportare passeggeri bastano cinque semplici condizioni: una fedina penale immacolata, una patente di guida da almeno 3 anni, non aver mai avuto sospensioni di patente, un’auto intestata e immatricolata non più di 8 anni fa di dimensioni medie o grandi, 4 posti, in ottime condizioni. Condizioni, alla portata di molti e un’idea per arrotondare in tempi difficili. Sulla delicata questione taxi-Uber hanno preso posizione Roberto Maroni, governatore della Lombardia, e Maurizio Lupi, ministro dei Trasporti. Entrambi sostengono che UberPOP, così come è formulata, sia un esercizio abusivo della professione: “Se viene riconosciuta questa violazione è chiaro che si tratta di un servizio illegale” ha detto recentemente Maroni.

In attesa di nuove norme e regolamentazione, chi volesse scegliere la strada di diventare autista UberPOP presti tutte le attenzioni del caso: la questione è infiammata e in costante evoluzione. Nei giorni scorsi a Milano sono inoltre arrivate le prime confische di veicoli per ‘esercizio abusivo della professione’ ai danni di due autisti legati a Uberpop. Le sanzioni previste per la violazione dell’articolo 86 del codice della strada sono da brividi: oltre alla confisca del veicolo, il ritiro della patente (da un anno a 18 mesi) e una salatissima multa a discrezione del prefetto (da 1.700 a 7.000 euro).

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