La Formula 1 non si combatte soltanto in pista, ormai lo sappiamo. Spesso sono le modifiche apportate in laboratorio ad accendere la competizione ma numerose fiammate si ottengono anche dalle dichiarazioni che rimbalzano da una scuderia all’altra. Ecco il caso di una battaglia “a parole”. 

Secondo gli osservatori e i critici più accreditati del mondo della Formula 1, la battaglia tra Red Bull e Ferrari non è mai del tutto regolare, in parte perché si sovrappongono temi politici e temi sportivi, in parte perché si accavallano diverse trattative.

In più c’è da considerare l’affare Vettel: il pilota tedesco, due volte campione del mondo, è l’uomo di punta della Red Bull ma più di una volta, nelle dichiarazioni rilasciate ai giornalisti, ha detto di voler indossare la casacca di Maranello.

Le voci sul suo passaggio alla scuderia italiana, ad ogni modo, sono state messe a tacere da Domenicali che ha spiegato la filosofia che orienta il lavoro della Rossa: puntare su un pilota bravo e affiancargli un “supporto” non certo un grande campione che scateni la competizione interna.

Ma il problema non è solo Vettel, qui è in ballo tutta la parte tecnica: la Red Bull sfrutta sistemi di aggiornamento non regolare, per esempio i meccanici lavorano a parco chiuso, una pratica considerata scorretta dalla Fia. La multa poi arriva ma intanto le evoluzioni tecniche vanno avanti.