Gli pneumatici, nel motociclismo come nella Formula 1, sono il tallone di Achille di molti piloti e di molte squadre, ma qualche volta dietro la questione gomme si celano dei problemi più stratificati che impediscono alle monoposto più aggressive di essere anche le più veloci. Un punto a favore di questa tesi arriva direttamente dall’ultimo Gran Premio di Spa dove Vettel che ha recriminato più di una volta l’usura delle gomme, si è imposto su Alonso e Massa che pur avendo azzeccato fin dal primo giro la mescola e il carico aerodinamico non sono di certo saliti sul podio.

Ecco allora che i critici, osservando quel che è successo sul circuito delle Ardenne, mettono al palo la Ferrari.

A Maranello possono star sicuri che non sono le gomme il problema dei due piloti del Cavallino.

La gara è stata vinta nella parte “guidata” della pista, quella in cui non è lo pneumatico a fare la differenza ma conta l’abilità del pilota.

Facciamo l’esempio dei pit stop: si è passati a due pit stop dai tre di partenza, contando sul fatto che la monoposto rossa non producesse un carico eccessivo sulle gomme. Cosa che invece è palese con il camber della Red Bull.

Il problema, infatti, è stato nella scelta dei tempi e quella fermata con la safety car in pista non ha portato certo buoni risultati.