Il ragazzino di Cervera (21 anni compiuti a febbraio) non solo non si ferma più proseguendo la sua traiettoria di vittorie tendendo a più infinito ma non lascia più nulla a nessuno. La verità è che il ragazzino non è più un ragazzino ma un campione. Di quelli veri. Di quelli che in sella alla moto tiran dritto e non guardano in faccia a nessuno che non sia la vittoria. Perché in testa hanno solo quei due unici leit-motiven: correre e vincere. Da buon spagnolo verace e non volendo essere da meno del Real Madrid da Champions, dopo aver suonato la Nona, Marc Marquez firma anche la Decima (QUI L’ORDINE D’ARRIVO) su dieci prove del Motomondiale 2014. Solo Agostini come lui, quando nella notte dei tempi – ormai – inanellò quella serie di dieci vittorie consecutive all’inizio del Campionato Mondiale.

Però la gara è stata tutt’altro che monotematica, è stata anzi gara vera a cominciare da una partenza pazzesca (QUI LA GRIGLIA DI PARTENZA) dove un tricolore di moto tutto italiano riusciva a prendere il comando. Rossi, Dovizioso e Iannone partiti a razzo sono riusciti  a sopravanzare Marquez, Lorenzo, Espargaro con il Dottore che sembrava davvero quello dei tempi migliori. Quando poi il campione del mondo e Lorenzo sono riusciti a recuperare terreno si è aperto il sipario su un magnifico spettacolo di bagarre, sportellate e sorpassi continui trai quattro di testa, i più forti, i più entusiasmanti: Marquez, Lorenzo, Vale e Dovi. Giro dopo giro poi le gerarchie e il degrado delle gomme hanno imposto dura legge sul tracciato di Indianapolis, con Marquez che smessa la querelle con i compagni di giochi si è prodotto nel suo solito “tirone” distanziando tutti. Lorenzo è stato l’unico a non mollare, sintomo evidente che le Yamaha sono comunque moto competitive, e a tentare di stargli appiccicato fino alla fine con il cronometro che sul traguardo ha fatto registrare solo 1,8 secondi di ritardo. Non male se si pensa che Marquez viaggia a velocità, non a caso, monster.

Anche il podio di Valentino Rossi non è da buttar via, tutt’altro. Primo perché fino al quindicesimo giro ha dimostrato di avere ancora della gran buona birra in corpo e, in secondo luogo, perché al suo 300° GP in MotoGP ha riconquistato un podio che negli States mancava dal 2008. Chi purtroppo non ce l’ha fatta a fare benissimo, nonostante delle gran buone premesse poste nel weekend di prova e il secondo posto in griglia conquistato, è stato Andrea Dovizioso, giunto settimo al traguardo a causa di una scelta gomme (media dietro) che purtroppo non ha pagato. Sfortunato anche l’altro Andrea nazionale, Iannone, che dopo la partenza a fionda è stato tradito dalla sua Ducati al 13° giro.

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