La vittoria di Nani Roma su Mini alla Dakar 2014 tra le auto ha fatto parecchio discutere e mandato su tutte le furie il compagno Stephane Peterhansel (CLICCA QUI PER APPROFONDIMENTI). Sven Quandt, il titolare del team X-raid che fa correre le Mini, ha preso un’anomala decisione alla vigilia della penultima tappa: congelare la classifica per evitare rischi e portare tutte e tre le auto tedesche sul podio. Ciò nonostante la fantastica ‘remuntada’ che stava mettendo in atto Peterhansel, che in 5 giorni aveva recuperato quasi 40 minuti a Roma. “Non sono stato io a inventare gli ordini di scuderia, ma i francesi quando decisero con una moneta da 10 franchi” aveva detto Quandt rievocando la decisione di Jean Todt, presidente Fia e allora capo Peugeot, che consegnò la vittoria a Vatanen nel 1999 a spese di Ickx.

Ironia della sorte, Roma nella penultima tappa ha dovuto cedere la testa della classifica a Peterhansel per 26”, ma nell’ultima speciale il francese si è dimostrato un ‘signore’ lasciando ripassare il compagno spagnolo e rispettando l’ordine del team. Il suo sfogo è capibile: “Sono incazzato perché per 5 giorni ho attaccato prendendo grossi rischi e quando ormai gli ero addosso mi hanno fermato. Quando si parte per una gara è per vincere o per arrivare secondi? Non faccio polemica però quello che mi dispiace un po’ è che abbiamo battagliato come dei pazzi per cinque giorni per recuperare le posizioni ed il tempo che avevamo perduto con le forature. Se fin dall’inizio l’idea era quella di far vincere Roma bastava saperlo. Abbiamo rischiato grosso, fisicamente e anche materialmente per la vettura, per recuperare tutto il distacco e quando finalmente ce la fai, sei a soli due minuti dal primo, ti dicono ‘ok, basta così, ora mantenete la posizione’. Allora tutto quello che abbiamo fatto non è servito a nulla?”. Il francese ci riproverà il prossimo anno con la Peugeot insieme a Carlos Sainz e, forse dal 2016, Sebastien Loeb.

Roma, ovviamente, porta acqua al suo mulino: “Ho sempre mantenuto la concentrazione, sono sempre stato in testa. Il resto è stata una decisione della squadra, non mia. Con Stephane siamo amici e ci parliamo sempre in faccia, così gli ho detto che non mi è piaciuto quello che lui è andato a raccontare sugli ordini di squadra. È qualcosa che è sempre successo, anche in Mitsubishi. E io credo di essermi meritato questa vittoria, ho lavorato duro per conquistarla”. Le ombre sul suo successo però resteranno per sempre.

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