Oggi, crederci o no, è il 3 gennaio 1980 e si è chiuso con un risultato estremamente positivo il mercato dell’auto che ha realizzato la cifra record di 1.397.039 vetture con i costruttori nazionali che raggiungono la quota del 62% contro quelli esteri che si fermano al 38%.
Giusto anche il premio di “Auto dell’Anno” conquistato dalla Simca-Chrysler Horizon (qualcuno se la ricorda?) che succede alla prestigiosa Porsche 928 e anticipa il trofeo che verrà conquistato nel 1980 dalla’innovativa Lancia Delta.

Questa potrebbe essere  l’apertura del pezzo sul mercato dell’anno se davvero ci fossimo trovati a parlare dei dati del 1979, ma invece siamo nel 2013 e mancavano solo i numeri per confermare una crisi del settore che non accenna a fermarsi.

Come previsto sono arrivati più negativi che mai, con una perdita a doppia cifra -19,87% rispetto all’anno precedente pari a 1.402.089 vetture immatricolate (cliccando qui trovate il dettaglio per casa automobilistica), numeri che ci riportano indietro nel tempo esattamente a 33 anni fa, al 1979.

Un risultato davvero preoccupante per tutto il settore ed anche per l’economia nazionale visto che si arriva a questo consuntivo dopo un 2011 già molto difficile, dove si erano immatricolate 1.749.739 unità.

Nel mese di dicembre è stata confermata una riduzione del 22,5% con 86.735 consegne (molti i km zero fatti dai concessionari e quindi vendite per modo di dire) con gli ordini che da un primo scambio di informazioni, si fermano al di sotto delle 100.000 unità (-26,5%).
Nell’intero anno, poi, i contratti stipulati confermano la flessione e ammontano a circa 1.370.000, in flessione del 21%.

Sono numeri che devono davvero preoccupare perché lo stato perde, secondo l’UNRAE (l’Associazione delle Case automobilistiche estere in Italia) a causa delle mancate immatricolazioni, 2,3 miliardi di euro di IVA (ricordo che la tanto odiata IMU ne vale circa 4) rispetto ai volumi del 2011, a cui si devono aggiungere altri 95 milioni di euro di minor incasso IPT, la tassa regionale. Guai in vista, quindi anche su questo versante perché sono certo che gli enti locali troveranno il modo di recuperare questo mancato incasso.

Tante le cause indicate anche da Jacques Bousquet, Presidente dell’UNRAE,  per il quale “si chiude un anno di grandi difficoltà dove la crisi economica, la pressione fiscale sulle famiglie, le restrizioni al credito alle imprese hanno determinato una domanda totalmente anelastica rispetto alle straordinarie offerte promozionali e commerciali messe in campo da tutte le Case automobilistiche”.

Vanno male anche le vendite dell’usato, in calo del 9,8%, comparto che secondo gli analisti del settore doveva crescere vista la crisi del nuovo.

Se vogliamo fare un’analisi dettagliata della struttura del mercato sono proprio i privati a rinunciare all’acquisto, con una riduzione del 22,9% pari a 899.937 unità, la più bassa quota di mercato mai registrata, ma sono in flessione  anche le società (-17,2% e 259.265) e il noleggio (-9,9% con 251.622).

È il diesel l’alimentazione preferita con il 53,4% di quota, con la benzina ferma al 33,2% (-6%) mentre crescono in maniera rilevante le motorizzazioni a basso impatto ambientale a causa dell’alto costo dei carburanti con il 9,2% di quota per quanto riguarda il Gpl (+128,5%) e il 3,8% per il metano (+40%).

Parlando del gruppo Fiat, il cui andamento si ripercuote sul futuro degli stabilimenti, l’anno si chiude sostanzialmente in media con il mercato perdendo in dicembre il 20,2 e fermandosi  al -19,4, con una quota di mercato inferiore al 30%. Riesce comunque ad inserire 4 vetture nella top ten, guidata dalla Panda con 117.000 consegne.

La vera domanda del 2013 è: siamo arrivati al fondo o dobbiamo iniziare a scavare? E cosa ci vorrà ancora al prossimo Governo per accorgersi che il settore dell’auto e tutta la filiera collegata è davvero allo stremo?