L’ultima edizione della Mille Miglia, rievocazione storica della mitica gara su strada, ha visto la vittoria dell’equipaggio Mozzi-Biacca alla guida di una bellissima Lancia Lambda tipo 221 spider Ca.Sa.Ro del 1928.
Questo successo ha riportato il marchio sui giornali, ultimamente molto trascurato, tanto che nel corso della presentazione del piano industriale FCA agli investitori a Detroit, Lancia sia stata liquidata con parole non certo aperte ad una qualsiasi possibilità di rilancio.
Lapidarie, infatti, le frasi pronunciate al riguardo da Sergio Marchionne: «Lancia non rinascerà. Dobbiamo essere onesti: la marca ha un appeal limitato fuori dall’Italia». Ha poi aggiunto rincarando la dose : “Dobbiamo proteggere la Ypsilon, che ha un ruolo significativo in Italia, ma che è la sola economicamente sostenibile quindi il marchio Lancia verrà ridotto o eliminato». Insomma più chiaro di così.
In pratica per la casa di Chivasso si sta avvicinando il capolinea e, a quanto si è capito, continuerà ad esistere solo sul mercato italiano con una gamma concentrata, e non si sa fino a quando, solo su vetture di piccole dimensioni, praticamente la Ypsilon, mentre non è prevista alcuna erede della Delta. Niente di nuovo all’orizzonte anche per la Thema e la Grand Voyager, dati i numeri davvero scarsi che riguardano questi modelli.
E’ una ferita profonda per gli appassionati lancisti che fino all’ultimo hanno sperato in un rilancio e in una rinascita come quella programmata, invece, per Alfa Romeo, che a livello mondiale ha ben altro appeal.
Sul piano strettamente economico e industriale è difficile non comprendere le decisioni di Marchionne perché sono proprio nella storica caratteristica di marchio italiano strettamente legato alle vendite locali le cause di questo declino. Lancia, infatti, ha sempre risposto alle esigenze di status della classe media e borghese interessata ad un’auto rassicurante e di prestigio. Scomparendo o contraendosi di molto questa fascia sociale e con l’arrivo di nuovi competitor con modelli “premium” il declino del marchio è stato inevitabile e inarrestabile.
Inoltre ha subito, nel peggiore dei modi, tutte le legislazioni che, negli anni, hanno legato il concetto di cilindrata a quello di un prodotto di lusso da penalizzare. Un atteggiamento che di fatto ha impedito all’industria automobilistica italiana di crescere in questa direzione e di confrontarsi con la concorrenza su un territorio più vasto di quello nazionale. Ricordiamo, a titolo d’esempio, l’Iva che veniva applicata alle vetture sopra i 2000 cc a benzina ed il superbollo per le diesel oltre i 2500 cc in vigore negli anni 70-80. Atteggiamenti del genere, del resto, sono ancora oggi in auge da parte dei nostri governanti ed i risultati sono sotto gli occhi di tutti.

Due modelli sono significativi di questa situazione: la Thema e la Delta. La prima aveva riportato, dopo molti anni e tentativi falliti, la Lancia tra le berline di fascia alta con un prodotto che non aveva nulla da invidiare alle più quotate tedesche per qualità. Nonostante il buon successo di vendite in Italia l’auto era però bloccata nel suo sviluppo (anche di immagine) da motorizzazioni di scarso interesse per i mercati dell’export.

Quello della Delta è un caso ancora più strano perché per questa vettura venne organizzato un programma sportivo di altissimo livello nel Mondiale Rally con risultati incredibilmente lusinghieri e conquiste di titoli iridati in successione. Ma le versioni di serie non ne hanno tratto beneficio alcuno restando sempre al di qua delle Alpi, senza nessun specifico piano per la conquista di nuovi mercati.
Ancora più paradossale la sfida lanciata a Porsche nel Mondiale Endurance con la Beta Montecarlo Turbo ad inizio anni’80. Anche qui vittorie e titoli iridati a ripetizione e la soddisfazione di battere una casa che sullo sport ha costruito la sua leggenda, ma nessun aiuto concreto alle vendite.
E così si torna ai giorni nostri perché è chiaro che se da una parte Lancia non ha saputo essere un marchio di lusso di respiro internazionale, dall’altro non le è nemmeno stato consentito esserlo per mancanza di visone strategica e o per cause politiche. Adesso è davvero troppo tardi, con le scelte strategiche di fondo annunciate, per qualsiasi tentativo di recupero e il pragmatismo della concorrenza globale impone le sue leggi.
Ci sarà però consentito di esprimere tutto il nostro rammarico per questa ennesima perdita di un patrimonio tecnico, sportivo e di passione come quello di cui Lancia è stata portatrice nella sua storia.