Sigle, team, piloti. La formula Uno è un mondo fantastico dove all’adrenalina delle competizioni si affianca la politica dei team.Quando la lotta tra le scuderie era davvero acerrima è stata inventata l’associazione tra i team che partecipano al campionato mondiale, la cosiddetta FOTA incaricata di mantenere ordine tra i team.

Dalla Fota viene stabilito anche il budget che ogni squadra può usare per “finanziare” lo sviluppo tecnico e la partecipazione alla competizione iridata. Quest’anno però, la Red Bull si è aggiudicata il campionato ed è finita sotto i riflettori.

Il team di Sebastian Vettel ha sforato il budget e da lì sono iniziate le domande sull’utilità della Fota, sulla necessità di regole ferree e quant’altro. Le scuderie erano arrivate allo scontro con il presidente Mosley e nell’era Montezemolo, nel 2010, le scuderie “hanno vinto”.

Adesso tutto sembra più sereno da quando la Fota è nelle mani di Martin Whitimarsh della McLaren che ha ereditato lo spirito del “ferrarista”. Qual è allora il problema? È che negli anni la gestione economica della Fota ha consentito alla Formula 1 di affrontare con scioltezza la crisi.

Me adesso sembra mancare nell’associazione una direzione chiara. In più sospetti e polemiche non distendono gli animi nelle scuderia e se s’insinua il dubbio che i vincitori del campionato abbiano commesso delle scorrettezze, tutto il sistema sembra incrinarsi.