L’unica cosa chiara dopo il primo GP 2014 è che la Formula 1 di quest’anno, quella della grande rivoluzione tecnologia e dei cambiamenti regolamentari (qui il nuovo regolamento), non funziona e non piace. Non è per niente bello vedere i piloti in fila, tutti preoccupati a controllare i consumi e costretti a guidare con molta attenzione senza prendere rischi eccessivi e guidati dai box con i sorpassi dettati più dalla strategia che non dall’abilità dei piloti. Insomma, una vera noia. Inoltre è scomparso il rumore, quello del V6 Turbo non è affatto gradevole e nei camera car si fatica a sentire qualcosa perdendo così anche l’unico elemento che ha sempre caratterizzato una corsa automobilistica: il suono dei propulsori.

Aspettiamo ancora qualche gara, un primo bilancio lo potremo tirare solo al rientro in Europa in Spagna, quinto appuntamento della stagione, ma l’inizio non è certo dei migliori. Se le nuove regole dovevano servire a creare spettacolo e divertimento non è questa la strada. Se poi ci mettiamo che il risultato viene cambiato dalla squalifica del secondo classificato e alla prima prova siamo già per avvocati, la strada diventa ancora più difficile; ma questo è un altro discorso.

Melbourne ha stabilito però che al momento la Mercedes è la squadra da battere e che i tempi fatti durante i test erano veri. Si è aperto con la vittoria di Nico Rosberg il mondiale della nuova era ecologica della F1 con un dominio imbarazzante per gli avversari. E la conferma del pronostico che vedeva le frecce d’argento favorite è stato rispettato anche se il team tedesco ha dovuto mettere in conto il ritiro della seconda vettura, quella di Hamilton che, partito dalla pole, ha percorso solo 4 giri.

Per il tedesco vittoria numero 4 in carriera e per gli amanti delle statistiche ha corso con il numero 6, lo stesso con cui suo padre Keke, vincitore della prima edizione del GP in Australia nel 1985 (Adelaide su Williams Honda), ha vinto il titolo nel 1982.
Una gara, dicevamo, senza storia condotta dall’inizio alla fine, nonostante una Safety car, e chiusa con un vantaggio di 25 secondi su Ricciardo che ha resuscitato la Red Bull, poi squalificato per irregolarità dovuta ad eccessivo consumo di benzina, e il debuttante Kevin Magnussen, molto bravo e sicuramente più forte del padre anch’esso ex-pilota di F1 negli anni 90. Sul gradino più basso del podio sale così Jenson Button che completa una tripletta tutta Mercedes; in attesa del ricorso del team austriaco.
Complimenti ai giovani piloti e una ventata di rinnovamento quanto mai inaspettata.
Un appunto sulla squalifica di Ricciardo. La sua Red Bull è stata accusata di aver consumato più dei 100 kg/ora di carburante. Ma il sistema che regola il flusso è fornito dalla FIA e allora chi ha sbagliato? È stato manomesso? Ancora non si è capito.

E la Ferrari? Quarta con Alonso e settima con Raikkonen ma con un distacco preoccupante di 35 e 57 secondi e soprattutto preceduta dagli altri due costruttori (squalifica Red Bull a parte). Se l’obiettivo è quello dell’affidabilità si può dire raggiunto, ma manca sicuramente qualcosa a livello di prestazioni. Siamo solo alla prima prova e non è il momento di dare giudizi, però non è certo quello che avevano programmato a Maranello.

Assente al traguardo Vettel fermo ai box dopo cinque giri e alle prese con problemi alla Power Unit U tutto il weekend. Continua tra l’altro a percorrere pochi chilometri, cosa che non aiuta a prendere confidenza con la monoposto e dovrà soffrire parecchio per risalire. Anche qui un team a doppia andatura con un’auto all’arrivo ed una out subito. Speriamo che qualcosa cambi alla svelta perché a Melbourne è stata la noia a dominare anche per colpa della Mercedes che, se mantiene questo passo, ci farà rimpiangere il dominio di Vettel degli anni passati. Ne riparliamo tra 15 giorni in Malesia quando si correrà su una pista vera.