La Jaguar XJ13 ha scritto la storia, perché avrebbe dovuto dominare la scena del motorsport sul finire degli anni ’60, ma non corse mai per i cambiamenti del regolamento. Per molti è la Jaguar migliore di sempre, sicuramente è una delle più importanti per il contributo che ha lasciato. Adesso abbiamo la Ecurie Ecosse LM69, che riprende esattamente le forme e i contenuti di quel modello, 25 esemplari che possono circolare su strada, interamente realizzati a mano, e dal valore economico esorbitante, ma vista l’alta artigianalità e l’esclusività del modello questo è più che giustificabile. Si parla ad ogni modo di un costo che varia tra le 800.000 sterline e il milione.

La XJ13 è stata la prima Jaguar a montare il motore V12 da 5 litri in posizione centrale (4.994 cc con doppi alberi a camme in testa per ogni bancata ed alimentazione dapprima a carburatori, successivamente ad iniezione diretta Lucas), da 502 CV a 7.600 giri/min di potenza e cambio transaxle ZF a cinque rapporti. Non potendo correre è stata la testimonial pubblicitaria in varie epoche, fino al 2004 quando la sorte si accanì su di essa. Fu necessario un accurato restauro che la riportò alle condizioni originali. Adesso l’unico esemplare rimasto dalla XJ13 è esposto al British Motor Museum di Gaydon. 

Ecurie Cars, factory fondata a Coventry da Neville Swales, ha portato avanti una collaborazione con lo studio di progettazioni automotive Design Q, e insieme hanno sviluppato la XJ13 con tutte le distinte per partecipare alla Le Mans del 1968. Il tutto con il benestare di Ecurie Ecosse, il sodalizio scozzese che, cinquant’anni fa, sarebbe stato a capo del ritorno di Jaguar nelle gare di durata. La Ecurie Ecosse LM69 è prevista così in più configurazioni: da 5 litri o da 7,3 litri e nella esatta configurazione V12, dispone – a scelta del cliente – di alimentazione a carburatori oppure ad iniezione meccanica.