Al grave lutto di venerdì (scomparsi il motociclista belga Palante e due giornalisti argentino) alla Dakar si è aggiunta anche la morte di uno spettatore, rimasto vittima di un attacco cardiaco dopo una caduta in moto. E’ risaputo che, soprattutto in questa corsa e tra le moto, la tragedia è sempre dietro l’angolo e la regola dello ‘show must go on’ non è nemmeno lontanamente messa in discussione.

I dubbi sulla morte di Palante tengono banco. Il 50enne centauro belga non era certo un novellino dei rally raid: aveva alle spalle ben dieci Dakar e per confermare la causa della morte, un’ipertermia, bisognerà attende il responso dell’autopsia effettuata sabato. Quello che certamente colpisce sono le lamentele dei piloti sull’elevata lunghezza dei tracciati che si unisce soprattutto alle temperature altissime. Diversi concorrenti hanno duramente attaccato gli organizzatori: “Ci stanno ammazzando. Farci passare in alcuni punti è stata una pazzia, non so con quale criterio abbiano deciso il percorso” ha detto alla Gazzetta il quaddista argentino Pablo Copetti. Anche Giulio Verzeletti, che corre tra le auto, si è sfogato: “Una tappa disumana”.

David Castera, direttore della corsa, difende a spada tratta l’organizzazione: “Palante lo conoscevamo bene tutti, era uno che non chiedeva mai aiuto - riporta la Gazzetta della Sport -. Noi eravamo tranquilli, perché non ha mai attivato il segnale di allarme né ha mai contattato l’organizzazione con l’Iritrack, per chiedere assistenza. Il problema sono la pioggia e il caldo eccezionali, sono stati loro a rendere la corsa più dura. Ma non possiamo controllare il meteo. E comunque la gara non è per questo più pericolosa”. 

Un conto è sapere di partecipare andando incontro alla morte, un altro è sapere che gli organizzatori abbiano volontariamente deciso di rendere le condizioni ancor più dure che mettono ancor più a repentaglio la vita dei piloti. “Ma è questa la vera Dakar, dura, difficile, terribile” sostiene il veterano Nani Roma, leader tra le auto. Tra innumerevoli ritiri e molti interrogativi, la carovana è pronta a ripartire verso il traguardo cileno di Valparaiso.

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