Il team Volkswagen Motorsport è il reparto corse della casa di Wolfsburg che ha dominato gli ultimi tre campionati del mondo rally costruttori e piloti con il francese Sebastien Ogier e con il vice iridato Jari-Matti Latvala. Una supremazia iniziata nel 2013 con il debutto assoluto della Polo R WRC e che continua nel 2016 nonostante la concorrenza abbia fatto numerosi passi in avanti.

Per capirne di più sul team teutonico, insieme a un numero ristretto di giornalisti, abbiamo fatto visita alla squadra in occasione del Rally Italia Sardegna 2016, che ha visto i due alfieri VW chiudere sul podio dietro alla Hyundai di Thierry Neuville. A guidarci in questo viaggio dietro le quinte è Luis Moya, ex navigatore di Carlos Sainz e ora ambasciatore Volkswagen Motorsport.

Volkswagen Motorsport, la logistica prima di tutto

Il primo sforzo è senza dubbio logistico. Per Volkswagen Motorsport lavorano circa 190 persone di cui 120 solo nel WRC. Circa 70-80 di esse sono impegnate on-site nelle gare in Europa mentre nelle gare fuori dal Vecchio Continente si scende a 50-60 persone. Spostare il circus WRC in tutto il mondo richiede tempo e organizzazione. Soprattutto considerando che l’hospitality di Volkswagen Motorsport è una vera chicca.

Molto impattante a livello visivo, è una struttura molto spaziosa al cui interno dominano i colori blu e bianco del team. Ordine e precisione fanno parte del pacchetto tedesco e anche la cucina (molto apprezzata) osserva orari da cui non si scappa. E poi ci sono i box, allestiti appena fuori dall’hospitality. Tutte le strutture e le attrezzature necessarie al team vengono trasportate da 8 container per le gare fuori Europa, dal Messico all’Argentina fino alla new entry Cina e all’ultimo atto in Australia.

Dopo ogni tappa le auto rientrano al quartier generale di Hannover per via aerea su un container speciale: il costo è notevole (30.000 euro, ndr) ma rappresenta un investimento strategico sul lungo periodo in quanto può entrare in qualsiasi tipo di aereo utilizzato per il trasporto (dal boing 747 agli Airbus A330 e A380). E soprattutto rientra alla base in 48 ore in modo che l’auto possa essere smontata completamente, cavi compresi, anche se integra. Una prerogativa che non appartiene a tutte le squadre e che consente un lavoro immediato sulla vettura che appare sempre fiammante e splendente in ogni weekend.

Un meccanico per ruota: cambio sostituito in 15 minuti

La livrea è soltanto una mera questione estetica e di marketing. Per correre e fare risultato diventa essenziale il lavoro dei box: sono 8 i meccanici autorizzati dalla FIA a intervenire sulle vetture a metà e a fine tappa ma il team Volkswagen Motorsport ne schiera soltanto 4 per ogni auto (uno per ruota, ndr) sempre in un’ottica di razionalizzazione dei costi. La squadra tedesca si suddivide in Volkswagen Motorsport 1 per le auto di Ogier e Latvala e Volkswagen Motorsport 2 per quella di Andreas Mikkelsen che, oltre all’equipaggio della casa tedesca, conta su alcune figure chiave della società norvegese Even Management che lo supportano nelle varie fasi. Componenti del team e ingegneri possono accedere alla Media Zone in modo da avere un feedback immediato dal pilota, una prima perizia della vettura e tornare ai box per preparare la ricognizione e gli interventi da effettuare.

La prima operazione quando la macchina rientra in assistenza, con tanto di intraversata e approvazione del pubblico, è l’aggancio al cavo che carica la batteria e trasmette i dati raccolti durante la gara al centro operativo adiacente: in un ampio e organizzato container lavora un nutrito team di ingegneri che analizza le informazioni ed elabora strategie di intervento. Nel frattempo i meccanici controllano ed eventualmente sostituiscono le parti più usurate ricalibrando i componenti. Giochi da ragazzi considerando che un cambio viene sostituito in 15 minuti, un differenziale in 10 e una sospensione smontata in 60 secondi! D’obbligo anche una pulizia interna ed esterna.

I meccanici possono intervenire in tre diversi momenti: la mattina, solitamente una finestra di 15 minuti, a metà giornata, 30 minuti, e 45 minuti. Proprio quest’ultimo rappresenta il momento più importante in cui avviene il Flexi Service, tre quarti d’ora che partono a discrezione del team e in cui velocità e competenze sono fondamentali dato che il tempo eccedente si trasforma in penalità. Nel paddock di Alghero non si è arrivati ai 30 minuti e il termine delle operazioni è stato scandito da un applauso della folla.

Gomme e caldo, numeri da brividi

Come per tutte le competizioni, i pneumatici rivestono un ruolo chiave: ogni pilota può avvalersi di 24 gomme tra Soft e Hard che salgono a 300 (100 per macchina) in gare come quella di Monte-Carlo dove le condizioni sono sempre un punto interrogativo. E pensare che nel 1990 la Toyota arrivò a portare ben 3000 gomme, 1000 per ogni vettura ufficiale.

La cosa più incredibile, però, è legata al peso: una gomma da terra nuova fa segnare i 24,647 kg sulla bilancia. Di questi 9 kg appartengono ai cerchi in magnesio mentre il pneumatico preso singolarmente pesa circa 15,6 kg (10-11 kg la gomma da asfalto) ma con l’usura nei rally su terra arriva a pesare 22,159 kg, ben 2,5 kg in meno con tanto di tasselli letteralmente strappati.

Insieme al carburante consumato (benzina da 102 ottani), l’auto rientra ai box alleggerita di quasi 10 kg. Un aspetto da tenere in considerazione visto che il peso non può mai scendere per regolamento sotto i 1200 kg. Le gomme sono rinforzate sulla spalla per prevenire l’impatto con detriti e sassi mentre la pressione è attorno agli 1,8 bar.

Al capitolo gomme aggiungiamo quelle delle condizioni all’interno dell’abitacolo che raggiunge temperature intorno ai 50°C dato che la temperatura dell’aria in Sardegna e in molti altri rally supera i 30°C. Tra abbigliamento ignifugo e il solo micro flusso dalla presa d’aria superiore e dai bocchettoni sui finestrini, non c’è da stupirsi se i piloti escono dalle vetture con qualche kg in meno per via dei liquidi persi e solo in parte recuperati grazie alla riserve di integratori in auto.

Rally di Sardegna, uno spettacolo unico

Oltre ai ruoli sportivi, Volkswagen Motorsport ha un suo dottore, un receptionist che accoglie gli ospiti, il personale addetto al merchandising ufficiale e un addetto stampa per pilota. Un’organizzazione curata nei minimi dettagli che si è dimostrata impeccabile anche a livello logistico durante tutto il weekend. Abbiamo ammirato in azione i piloti del WRC durante quattro prove speciali, in cui siamo arrivati anche a bordo dell’elicottero messo a disposizione dall’organizzazione che ci ha permesso di ammirare lo splendido paesaggio sardo.

Si passa dal mare alle montagne nel giro di pochi km e la suggestiva PS 13 Monti di Alà è una perla rara, come il famoso Salto di Micky: la pioggia a dirotto nella giornata di pomeriggio non ha intaccato il clima di festa che caratterizza il Rally di Sardegna. Musica, cibo e birra a volontà con tanto di cori e incitamento continuo ai piloti sono uno dei tratti più distintivi del rally in terra sarda, in cui si parla di un giro d’affari di circa 36 milioni di euro che entrano sull’isola. Un evento che trasuda passione e decisamente su misura per i tifosi: i piloti, infatti, si mostrano disponibili per foto e autografi anche dopo ore passate alla guida. Stesso discorso con i giornalisti con cui parlano in Media Zone a pochi cm di distanza per diversi minuti, senza alcuna barriera, appena scesi dalle rispettivi auto.

I paddock scintillanti e inaccessibili della Formula 1 sono fortunatamente degli spettri lontani rispetto all’ambiente genuino e umano del rally, il massimo per chi ama lo sport – quello vero – e per ogni appassionato di motori. In questo frangente, i piloti da rally rappresentano probabilmente la vera essenza del motorsport: non corrono su nessuna pista asfaltata ma su percorsi stradali sempre diversi e pieni di insidie, in balia delle condizioni più differenti possibili (dalla neve al deserto), oltre a dover far fronte a tutti i guasti della vettura in mezzo a guadi, burroni e ostacoli imprevisti. Ciò nonostante non rinunciano a velocità folli in cui sgommate, controsterzate e pendoli sono all’ordine del giorno e mandano in estasi gli spettatori.

Un campione del mondo, un’autista e un charter

Sfortunatamente, Ogier, che ha vinto gli ultimi tre Rally di Sardegna, è stato penalizzato dal regolamento che prevede che chi è in vetta al campionato parta per primo nei primi due giorni di prove speciali (quasi 280 sui 325 km totali cronometrati): tradotto nelle gare su terra pulisce il terreno per gli avversari e può dire addio ai sogni di vittoria.  Non è un segreto che per Ogier la regola sia da cambiare e a fianco a lui si è schierato il suo ex compagno di squadra Sébastien Loeb.

Il bagno in mare per festeggiare la vittoria stavolta l’ha fatto Neuville ma Ogier può dormire sonni tranquilli. In primis grazie al terzo posto il suo vantaggio in classifica è aumentato e inoltre il campione del mondo sta per diventare papà per la prima volta. Motivo per cui Seb ha chiesto a Volkswagen Motorsport di poter lasciare in qualunque momento la gara per volare dalla moglie Andrea e assistere al parto. Il team non solo ha accettato di buon grado la richiesta ma ha messo a disposizione del campione un charter privato ad Alghero e un’autista personale. Non fosse che il piccolo Ogier ha deciso di farsi aspettare ancora qualche giorno…