La passione per i motori, ma anche l’adrenalina, un po’ d’incoscienza e la voglia di sorprendere e di sorprendersi. Sembra un romanzo novecentesco di uno dei tanti narratori d’avanguardia, ma il nostro Giovane Holden è una vera e propria squadra, che alle sue spalle ha un colosso come Volkswagen.

Organizzare una squadra che partecipa al campionato del Mondo di Rally non è per nulla cosa semplice, anzi. Oggi a fare la voce grossa è Volkswagen, che ha in Sebastien Ogier l’uomo da battere, colui che ha vinto gli ultimi due Mondiali. Ragazzo dagli occhi di ghiaccio, sempre concentrato, mai sopra le righe.

Ma dietro a tutto c’è la squadra; quella che lavora, fatica, gioisce e lotta per il suo campione. Ospiti di Volkswagen al Rally di Sardegna 2015, abbiamo avuto la possibilità di parlare con Fabrizio Borro, capo meccanico di Volkswagen Motorsport, che ci ha svelato un po’ di segreti su come gira il mondo delle quattro ruote versione rally: “Per una gara come il Rally di Sardegna, noi di Volkswagen abbiamo un team composto da 54 persone, compresi i tre piloti e i tre navigatori, più 15 persone del marketing – le sue prime parole – all’interno del team ci sono, a sua volta, due squadre distinte, denominate Volkswagen Motorsport 1 e 2. Il team numero uno si occupa delle vetture di Ogier e Latvala, il due di Mikkelsen”.

Le gare sono l’adrenalina che fa vivere questi pazzi piloti, ma dietro c’è un’organizzazione che ha dell’incredibile. Prima di tutto, le gomme: “Ogni pilota può utilizzare 28 pneumatici – prosegue Fabrizio – 24 per la gara e 4 per lo Shakedown (un test che viene effettuato prima della gara, ndA), tutte gomme tutte Michelin a mescola morbida e dura”.

Oltre alle gomme c’è molto altro: “Per ogni macchina abbiamo 18 paraurti frontali e posteriori e ogni vettura porta con sé i ricambi del cambio e del differenziali. Quando si rompe abbiamo solo 12 minuti per metterlo apposto, siamo decisamente sotto pressione”.

Dietro le quinte la vita è decisamente stressante: “Certo, anche perché non vediamo la macchina e siamo attaccati ai video per guardare i tempi e vedere come vanno le cose – prosegue ancora Fabrizio Borronon è semplice perché ogni rally è strutturato con un parco assistenza dove lavorare su ogni macchina ma con tempi prestabiliti. Al mattino hai 15 minuti a disposizione, al pomeriggio altri 30 e la sera 45”.

Quando succede l’incidente è lì che escono le qualità dei meccanici ma soprattutto dei piloti: “E’ sempre un imprevisto quando la macchina rientra – le sue parole - poi tiri via le protezioni e ti trovi la sorpresa e devi agire di conseguenza. Ma se un pilota si ferma durante la prova, deve cavarsela da solo con il suo navigatore”. Perché il rally è fatto di amore, passione e di voglia di potersela cavare sempre e comunque.