Lo scandalo Dieselgate ha travolto Volkswagen a settembre 2015, creando uno sconquasso notevole all’interno del Gruppo tedesco. Riorganizzazione immediata, dimissioni del presidente Winckelmann, cambi dirigenziali e nuova policy nei confronti dei clienti. Alla fine, tutto questo ha pagato alla distanza.

Perché sono passati appena sei mesi, ma i dati di mercato relativi allo scorso anno solare parlano chiaro: il gruppo ha aumentato le sue vendite, anche se il +3,7% comunicato è sicuramente un dato inferiore rispetto a molti altri Marchi, che viaggiano su incrementi a doppia cifra. Questo, però, deve essere letto anche in un’altra chiave: l’azienda tedesca è riuscita a mantenere la fidelizzazione con il pubblico proprio recitando il “mea culpa”, quello che in molti spesso non fanno trincerandosi dietro a dati di mercato da leggere come vogliono loro o semplicemente con il silenzio che, a lungo andare, si sa, porta alla dimenticanza.

In questo caso, invece, l’ammissione di colpa ha funzionato alla grande. Certo, anche il Gruppo Volkswagen ha beneficiato della crescita del mercato asiatico; proprio lì dove altri marchi hanno portato a casa anche un +20-30%, il brand tedesco si è “fermato” al +12% per quanto concerne tutto il comparto Asia-Pacifico e +13,9% per la sola Cina.

Numeri che, però, hanno di fatto reso meno pesante il -29,5% della Russia e il -38,8% del Brasile. Anche qui ci troviamo di fronte a due casi che hanno coinvolto tutto il movimento dell’automotive mondiale, segno che comunque Volkswagen non è uscita dal gruppo dei top brand mondiali.

Per quanto concerne i singoli marchi, invece, il +24,2% di Porsche e il +21,4% di MAN hanno fatto da traino, anche se si tratta ovviamente di numeri piccoli (per Porsche si parla di 19.900 vetture vendute, per MAN 6.800), mentre in generale sono tutti positivi i brand del Gruppo: solo Seat non ha aumentato la sua quota, ma per il resto la consorziata tedesca è riuscita a piazzare sul mercato 847.800 veicoli.

In sintesi, bisognerà vedere come inizieranno i primi mesi del 2016 per poter dare un giusto giudizio sulla questione, visto che comunque Volkswagen prima dello scandalo Dieselgate aveva piazzato già molti veicoli sul mercato. Il fatto che non abbia perso quota mercato, però, deve far riflettere: perché l’azienda ha viaggiato sulle ali della trasparenza, quella che era mancata in precedenza.