La dicitura esatta è Campionato Mondiale Piloti di Formula Uno ma se non hai la monoposto giusta puoi solo sperare di fare bella figura con il mezzo che hai a disposizione.
Questa è la sintesi, per quanto ridotta ai  minimi termini, della stagione 2012 della Formula 1 (qui la classifica) che per la terza volta consecutiva ha visto vincitore il tedesco Sebastian Vettel e la sua Red Bull.
A nulla sono valsi i tentativi messi in atto da Fernando Alonso che fino all’ultimo Gran Premio ha tenuto aperta la lotta, mai pari, soprattutto a causa delle mancanze della Ferrari che nella parte finale del campionato non è mai stata all’altezza della rivale anglo-austriaca e non solo di questa.
Tutto si è deciso negli ultimi 300 chilometri in una gara per cuori forti, piena di colpi di scena e di situazioni (incidenti, meteo e Safety Car) che più volte hanno messo tutto in discussione e fatto sperare che il miracolo del sorpasso sul filo di lana stesse per avverarsi.

Tornando a Vettel bisogna riconoscere che il pilota è molto maturato, forse non è simpaticissimo come carattere, ma a 25 anni (25 e 145 giorni) ha già nel palmarés 3 mondiali, stabilendo l’ennesimo record della sua carriera e battendo quello precedente di un certo Ayrton Senna che per arrivare a questo risultato ha dovuto aspettare fino ai 31 (31 e 213 giorni) e per Sebastian non è stata certo una passeggiata.

Merito come detto di Alonso, ma la Red Bull nelle prime prove non era il carro armato capace di vincere sempre e comunque in qualsiasi condizione, con ritiri e caselle vuote nei punti. Ha dovuto anche rimontare posizioni lottando in mezzo al gruppo, smentendo così chi diceva che sapeva vincere solo quando partiva in testa e alla fine chiude con cinque primi posti, tre secondi e due terzi sui 20 GP in programma.

Trattare il tema di Alonso fa davvero male. E’ la seconda volta che lo spagnolo perde il titolo all’ultima curva con Vettel, era già successo nel 2010 ad Abu Dhabi quando rimase bloccato dietro a Petrov, ma l’inferiorità tecnica della sua monoposto, i cui sviluppi e modifiche della seconda parte dell’anno non hanno mai funzionato a dovere, ha pesato molto. Non solo nei confronti della Red Bull che ha continuato la progettazione della macchina, merito del genio di Adrian Newey,  ma anche della McLaren delle ultime gare, della Lotus e della Force India vista in Brasile.

Inoltre alla sua classifica e al suo impegno sono mancati altri due elementi decisivi: i punti incolpevolmente persi in Belgio e in Giappone e quelli che Massa, pur rinato e cooperativo nelle ultime gare, non ha mai tolto ai rivali. L’hanno insomma lasciato tutto solo a combattere contro i mulini a vento.

Per chiudere un dato statistico. Solo altri due piloti hanno vinto tre mondiali consecutivi: Juan Manuel Fangio e Michael Schumacher. Se invece guardiamo chi c’è a quota tre (in totale) troviamo Jack Brabham, Niki Lauda, Nelson Piquet, Ayrton Senna, e Sir Jackie Steward.

Inoltre un saluto riconoscente, da appassionati tifosi italiani, a Schumacher che lascia definitivamente al Formula 1. Uno che ha vinto 7 titoli mondiali, un inarrivabile numero di GP (91) e percorso più di 81.000 km in F1 e che prende punti anche nella sua ultima gara, merita ben più che l’onore delle armi. Forse ha trovato il suo erede nel giovane connazionale.

photo credit: First Stop – Bridgestone’s UK tyre retail network via photopin cc