La Formula 1 l’ha consacrato erede di Schumacher, e lui non si nasconde, si impegna sempre al massimo e attira sempre l’attenzione su di sé, quasi a legittimare un ruolo che gli appartiene, che sente suo e che vuole avere a tutti i costi. Stiamo parlando di Sebastian Vettel, un pilota vincente, veloce, che da quando è entrato nell’abitacolo della Ferrari è subito risultato l’anello mancante del meccanismo di Maranello.

Adesso, nonostante il suo impegno nella massima formula, il tedesco che parla italiano più di quanto lasci immaginare e che improvvisa motivetti sulla falsa riga delle canzoni di Toto Cotugno per festeggiare i suoi successi, non perde occasione per dimostrare la sua competitività.

Così, tanto per non farsi mancare niente e coronare al meglio un 2015 ricco di soddisfazioni, Vettel ha trionfato nella Race of Champions, l’evento spettacolo riservato ai piloti più famosi di tutte le catogorie. Quindi, dopo la Nations Cup, vinta nel 2010 insieme, guarda caso, a Michael Schumacher, Seb trionfa in questa gara per la prima volta a livello individuale.

Nelle manche che lo hanno consacrato come miglior pilota del 2015, si è scontrato con assi del volante del calibro di Petter Solberg, con il collega e connazionale Nico Hulkenberg, con David Coultard e, dulcis in fundo, con Tom Kristensen, la leggenda della 24 Ore di Le Mans.

Inutile dire che per gli altri non c’è stato niente da fare, Seb ha demolito i suoi avversari uno dopo l’altro, mentre altri colleghi come Massa e Grosjean sono usciti mestamente battuti, rispettivamente, da Coultard e da Plato, tanto per ricordare a tutti che non basta essere dei piloti di Formula 1 per vincere in questo genere di competizione in cui si corre con mezzi differenti e dove conta un’abilità assoluta.

Quindi, in attesa di avere una monoposto che possa consentirgli di lottare per la vittoria, Vettel darà sempre il massimo, visto che il suo agonismo non ha barriere e basta un circuito per spingerlo a dare il 100%.