Quando gara dopo gara Sebastian Vettel stava scrivendo il suo nome tra quello delle stelle dell’automobilismo, tutti i cronisti sportivi hanno iniziato ad azzardare dei paragoni con un altro leggendario pilota tedesco: Schumacher. Michael Schumacher che con la Ferrari ha conquistato un bel po’ di titoli mondiali e che quest’anno ha festeggiato i primi vent’anni di carriera, è sicuramente un punto di riferimento per tutti i piloti, giovani o “anziani” che siano.

Ma Schumi è un punto di riferimento soprattutto per i tedeschi, come Vettel, che da sempre ha visto nel Kaiser un modello cui tendere. Finora il pilota Red Bull ha saputo infrangere più di un record, per esempio è stato il più giovane dei piloti a conquistare due campionati del mondo consecutivi.

Il 2011, riguardo i record, è sicuramente un anno fondamentale. Ha superato il record di Mansell con 15 pole position conquistate in un solo campionato. E’ salito sul primo gradino del podio ben 11 volte su 19 conquistando 392 punti, del 475 che il campionato del mondo mette a disposizione dei più “bravi”.

Così tanti traguardi, in così poco tempo, non li ha racimolati nemmeno Schumacher, eppure Vettel, quando parla del suo modello, abbassa la testa e con umiltà riconosce la lontananza dal mito. E’ stato fatto molto ma la strada da percorrere è ancora molto lunga.