Con il quarto titolo mondiale consecutivo, Sebastian Vettel è entrato di diritto tra i grandi dell’automobilismo sportivo. Ha chiuso il discorso con tre gare d’anticipo vincendo anche il GP d’India arrivando così alla decima vittoria e alla sesta consecutiva nel 2013; in pratica da settembre ha vinto tutte le prove finora disputate. Per la prima volta lo abbiamo anche visto capace di emozionarsi e di emozionare il pubblico, quando ha portato la sua monoposto sul rettilineo di partenza e si è esibito in una serie di tondi, infrangendo il rigido protocollo della premiazione. E’ piaciuto così tanto che la FIA non ha avuto nessuna altra idea che quello di multarlo di 25.000 dollari.

Le residue speranze di Alonso di tenere aperto il più possibile il campionato sono durate solo una curva fino a quando lo spagnolo non si è toccato con la Red Bull di Webber, uno di quegli incidenti che capitano quando ti trovi in mezzo al gruppo. La successiva sosta ai box per sostituire l’ala anteriore ha chiuso ogni discorso.

Vettel arriva a questo risultato a soli 26 anni 3 mesi e 24 giorni e solo altri due campioni sono riusciti a mettere in fila quattro mondiali: Juan Manuel Fangio nel 1954-55-56-57 e Michael Schumacher dal 2000 al 2005 cominciando quando però aveva già 32 anni. Il pilota Red Bull affianca come numero un altro big della F1 come Alain Prost che ha lo stesso numero di titoli ma conquistati in differenti anni (1985-1986-1989-1993) con l’ultimo alla bella età di 38 anni; si porta infine davanti a mostri sacri come Senna, Piquet, Brabham, Stewart e Lauda, mettendo nel mirino Fangio (5) e Schumacher (7).

Per Vettel questa è la stagione della definitiva consacrazione perché ha imposto il suo dominio su ogni tipo di circuito, cittadino, veloce, lento, di nuova concezione e storico, con una costanza di rendimento davvero impressionante. È stato capace di vincere in ogni situazione, partendo in testa senza poi più farsi riprendere fino alla bandiera a scacchi o di lottare e rimontare posizioni e di risolvere situazioni complicate proprio come quella di Buddh dove al secondo giro ha fatto un pit-stop per cambiare le gomme.

Ha dimostrato a tutti di sapersi adattare ai vari problemi delle gomme che i piloti hanno vissuto quest’anno con una gestione che nessuno ha saputo avvicinare, sempre tra gli ultimi a fermarsi e capace di realizzare giri veloci nelle ultime tornate quando la vittoria era ormai sicura e la gomma ormai usurata.
E ha distrutto moralmente il proprio compagno di squadra Webber al quale sucedono i più strani inconvenienti e che, a parità di vettura, ha portato a casa solo due secondi posti.
Con quella dell’India la carriera di Vettel parla di 36 primi posti, (35 con la Red Bull ed 1 con la Toro rosso) e 43 Pole Position, arrivando ad una media di vittorie superiore al 30% dei GP disputati.
Ha saputo creare con la squadra e soprattutto con il genio di Adrian Newey un connubio perfetto che insieme al team manager Chris Horner e all’eminenza grigia e suo mentore Helmut Marko lo hanno fatto maturare e poi esplodere come pilota e forse anche come uomo.

Qualcuno dice che non ha la levatura e il carisma dei grandi e che dovrebbe cambiare squadra per dimostrare che è veramente un campione perché tutto il merito va alla macchina imbattibile. Riteniamo invece che con questi numeri non ha nulla da far vedere a nessuno, se ne facciano una ragione gli altri piloti e gli scettici.

Gli resta da battere ancora qualche record valido solo per le statistiche, quello delle tredici vittorie in stagione attualmente ancora in mano a Schumacher (2004), quello delle 7 vittorie consecutive (sempre di Schumacher nel 2004) e quello delle nove vittorie consecutive. Qui bisogna andare indietro nel tempo per scoprire che lo ha realizzato Alberto Ascari ma in due stagioni a cavallo tra il 1952 e il 1953. Il bottino di record però non finisce qui perché Vettel è già il più giovane pilota ad andare a punti (20 anni); sempre più giovane in testa ad un GP (20 anni 2 mesi e 27 giorni); a conquistare una Pole Position (21 anni 2 mesi e 10 giorni); a vincitore di un GP (21 anni 2 mesi 11 giorni) e soprattutto a diventare Campione del Mondo (23 anni 4 mesi 11 giorni).

Parlando del Campionato degli altri il GP dell’India per la Ferrari è stata una gara difficile con Massa quarto al traguardo dietro a Rosberg e a Grosjean, vera sorpresa della giornata visto che partiva 17° e con Alonso 11° fuori dalla zona punti e impegnato sempre a inseguire macchine e piloti meno titolati. Resta apertissima la lotta per il secondo posto nella classifica per costruttori, anche questo vinto largamente dalla Red Bull; sono in lizza Mercedes e Ferrari, mentre Alonso dovrà impegnarsi a fondo per difendere anche la seconda piazza tra i piloti.

Per tutti il vero appuntamento è al prossimo anno sperando che le nuove regole sconvolgano i valori. Altrimenti registreremo ancora dei nuovi record per il pilota e per la monoposto dipinta di blu.