Dopo il blocco e l’inibizione del servizio Uber-Pop in Italia, deciso dal Tribunale di Milano che, tra le tante motivazioni, ha voluto insistere sulle “ragioni di sicurezza del consumatore”, la società americana ha cercato un modo per mettersi in regola.
Nella serata di ieri, Benedetta Arese Lucini, manager di Uber, si è incontrata con alcuni parlamentari in un ristorante di piazza Sant’Ignazio a Roma. Fuori dal locale erano presenti decine di tassisti romani che urlavano “venduti”.

L’app nata nel 2009 negli Stati Uniti, che consente di rintracciare e noleggiare tramite smartphone un’auto con conducente, si è vista notevolmente ridimensionata il mercato sul territorio italiano ma l’incontro tra Uber, nelle vesti della Sig.ra Lucini, e alcuni politici, non è stato visto per niente bene da alcuni tassisti di Roma.

Gli stessi, una volta riunitisi nella piazza Sant’Ignazio, hanno lanciato verso la manager di Uber e ai parlamentari coinvolti nell’incontro, alcune manciate di dollari falsi, accompagnando il gesto con l’accusa di voler “distruggere il servizio pubblico”. Quest’affermazione è figlia del fatto che Uber sia stata giudicata “per tre volte abusivo” dal Tribunale di Milano. I giudici del Tribunale del capoluogo lombardo avevano disposto, nemmeno un mese fa,il blocco dell’applicazione americana per lo specifico servizio chiamato “Uber-pop”, accogliendo il ricorso presentato dalle associazioni dei tassisti che aveva citato la società di Travis Kalanick per “concorrenza sleale”.

Alessandro Genovese, segretario nazionale dell’Unione Generale del Lavoro (UGL), dopo l’incontro tra Uber e la “politica italiana” ha dichiarato: “Stranamente sono stati depositati degli emendamenti da parte di diversi parlamentari che convergono su un testo molto simile, poco prima della chiusura della presentazione degli emendamenti sul ddl concorrenza. Pare proprio che dietro tutto questo ci sia una regia. La cena della general manager di Uber Arese Lucini con alcuni parlamentari della repubblica pare confermare questo sospetto”