Twitter spopola negli ambienti sportivi. Nel 2012 ha fatto il botto in Formula 1: piloti e scuderie spesso lo usano come canale ufficiale di informazione o per dialogare con i tifosi. Ma la vigilanza è attenta e qualcuno adotta vincoli rigidi. Le case non vogliono perdere il controllo sui propri campioni (ma anche sui propri dipendenti) e dover gestire situazioni imbarazzanti.

Un articolo del Corriere della Sera spiega il rapporto tra twitter, i piloti e le scuderie. Da mondo blindatissimo, il circus grazie ai social comincia ad aprirsi a tutti. E come ha sottolineato qualche pilota, come Fernando Alonso, la scelta dell’uccellino azzurro è fatta per avvicinarsi ai fan. A fargli eco Lewis Hamilton, il cui profilo recita: “La vita è un viaggio, desidero condividere il mio con voi”.

Un percorso che però non è esente da controlli, più o meno rigidi. Se ci sono paradisi come quelle della Toro Rosso dove tutto è concesso (“Crediamo in un mondo libero, dunque non poniamo vincoli a nessuno”), la Red Bull – sorellona della scuderia di Faenza – la pensa in modo ben diverso. Certo anche gli interessi in ballo hanno un peso specifico differente. Il fatto che Sebastian Vettel non abbia un profilo ufficiale agevola il controllo del team anglo-austriaco che ha avvisato Webber della nuova policy aziendale: “Mark può gestire il suo profilo privato, però la comunicazione della squadra passa attraverso l’account ufficiale”. 

Una linea seguita dalla Mercedes e che deve accettare anche Hamilton: “La regola introdotta da noi prevede che chi usa un profilo personale non può occuparsi di argomenti relativi alla squadra”. La palma di massima severità se la aggiudica la Williams che ha deciso di monitorare con attenzione quanto scrivono i componenti della squadra: piloti, tecnici, meccanici, impiegati. Nessuno escluso e il controllo è esteso a tutti i social network.

Un bavaglio mica da ridere se si pensa che in Force India si fa solo appello al buon senso, un pensiero condiviso dalla Lotus a cui però non basta: “Non poniamo vincoli, però pretendiamo qualcosa di più del buon senso: di mezzo c’è il posto di lavoro di 500 persone, in un ambiente particolarmente competitivo”. Anche la casa inglese ringrazia Kimi Raikkonen visto che il suo profilo è fermo da mesi. Indipendentemente che torni o no in Ferrari, la social activity del finlandese non sarà mai un problema per nessun team.

Paolo Sperati su @Twitter @Facebook