Dalla Toyota Isis all’Isis sulle Toyota. Il modello della casa giapponese è un grande monovolume a sette posti prodotto da Kanto Auto Works per conto di Toyota. Il nome deriva da Iside, detta anche Isis, dea egizia della maternità, della magia e della fertilità. Venduto in Giappone e Singapore, è stato lanciato nel settembre 2004. Il caso vuole che il nome sia lo stesso dell’organizzazione terrorista islamica che proprio in quell’anno era stata rinominata al Qaeda in Iraq e che negli ultimi tempi i militanti dello Stato Islamico siano stati sovente immortalati a bordo di veicoli Toyota. La sfortunata coincidenza con il nome dell’organizzazione terroristica di al-Baghdadi non è il motivo che ha spinto il Dipartimento del Tesoro degli Stati Uniti ad aprire un’indagine che punta a capire come mai l’Isis abbia così tanti Suv e pick-up della casa giapponese.

Nei video e nelle osservazioni in Siria, Iraq e Libia è stato infatti notato che i mezzi di locomozione più utilizzati dal califfato siano il truck Hylux e il Land Cruiser: “Toyota ha una politica rigorosa, che prevede di non vendere a potenziali acquirenti che possono utilizzare i veicoli per attività paramilitari o terroristiche” ha commentato Ed Lewis, direttore della comunicazione di Toyota a Washington che ha aggiunto di non avere idea di come tutte queste auto siano finite nelle mani dei militanti e che non è possibile attualmente per Toyota localizzare i veicoli che sono stati rubati o che sono stati venduti all’Isis tramite intermediari. Tutto ruoterebbe proprio intorno a loro, come ha affermato ad ABC News il generale di brigata Saad Maan, portavoce dell’esercito iracheno, secondo il quale i modelli Toyota verrebbero comprati all’estero da alcuni intermediari e poi portati in Iraq e in Siria.

La particolarità è che l’Isis non è in possesso solo di veicoli vecchi o rubati nei territori conquistati ma sembrerebbe poter disporre anche di auto nuove. C’è da considerare che i SUV prodotti da Toyota sono usati anche da alcune organizzazioni internazionali o umanitarie come Croce Rossa e Onu. Prima dell’Isis, comunque, i veicoli Toyota erano già stati usati da diversi ribelli e organizzazioni terroristiche (nella guerra tra Ciad e Libia o dai talebani afghani) mentre lo scorso anno fu proprio il Dipartimento di Stato americano a inviare decine di pick-up della casa giapponese ai ribelli siriani impegnati contro il regime di Assad.

Un piccolo prezzo da pagare quando si è uno dei maggiori costruttori e forse il primo in termini di capillarità nel mondo grazie alla grande diffusione soprattutto nei paesi emergenti e in via di sviluppo (specie il modello Hilux). Ironia della sorte, Toyota ha perso la leadership di primo costruttore globale proprio nell’estate 2015 incalzata da Volkswagen (per circa 20.000 veicoli), ma viste le conseguenze del dieselgate, non è da escludere un controsorpasso già a fine anno. Qui l’articolo della CNN sul binomio Toyota Isis.