Cos’è
L’idea di una moto trasformabile non è nuova in assoluto e a ben guardare l’americana Harley Davidson, autrice della Dyna Switchback, è maestra nella personalizzazione a misura del cliente (la definizione custom deriva proprio da quello). Ma con questa nuova realizzazione, che segue la precedente Convertible ed è una delle novità 2012 della Casa di Milwaukee, l’Harley ha compiuto un passo in avanti nella semplicità di trasformazione. Grazie alle borse rigide e al parabrezza a sgancio rapido la Switchback si evolve, nel giro di trenta secondi, da stilosa custom urbana a touring pronta a viaggiare in coppia. Il tutto a 17.700 euro, nella colorazione vivid black, o a 18.000 nelle varianti silver pearl e red sunglo. Questa bicilindrica di 1.691 cc ha un piede nella tradizione custom della serie Dyna (che sono le H-D dalle ciclistiche agili in rapporto ai motori di grossa cilindrata) e l’altro nella versatilità turistica. Senza arrivare alla comodità regale della serie Touring, ma anche senza le dimensioni e i prezzi conseguenti, questa Dyna mimetizza molto bene nell’estetica classicamente pulita il serbatoio capiente (18 litri, che vogliono dire un’autonomia che arriva a 350 km) e gli attacchi invisibili a baionetta per le borse rigide laterali e il parabrezza. Accessori di serie che si mettono e si tolgono velocemente senza ricorrere ad attrezzi (lo sgancio delle borse è protetto da serratura, quello del ben fatto e resistente parabrezza però no). Proprio la velocità di trasformazione, possibile anche su altre moto ma con tempi lunghi e con inferiore pulizia stilistica, fa sì che la Switchback accontenti destinazioni ma anche estetiche diverse.

Com’è fatta
L’estetica si rifà ai canoni anni Sessanta, vedi gli avvolgenti parafanghi di metallo, il caratteristico faro nacelle, la strumentazione sul dorso del serbatoio, le borse delle prime Electra Glide e il manubrio ape-hanger. Ma poi ci sono dettagli vivaci, come le ruote a cinque razze in stile hot rod, che la rendono attuale. Il motore V2 appartiene alla serie Twin Cam 103, poco meno di 1.700 cc. Ha raffreddamento ad aria e iniezione elettronica, cambio a sei marce e trasmissione finale a cinghia dentata (niente grasso e manutenzione). Eroga 76 cavalli a 5.000 giri, pochi in rapporto alla cilindrata, ma con una coppia tanto ricca da non far rimpiangere maggiore potenza. C’è un solo freno a disco anteriore (da 300 mm oltre al posteriore da 296) è l’impianto Abs è di serie. La chiave di contatto dà il consenso tenendola semplicemente in tasca e inserisce l’antifurto quando ci si allontana dalla moto. Infine, sempre per togliere qualche fastidio, le frecce hanno lo spegnimento automatico. Le borse rigide con apertura dall’alto sono costruite bene, però il loro volume di soli 14 litri non permette di riporre nemmeno un casco piccolo.

Come va
Sulla comoda sella si siede a meno di 70 cm da terra, a tutto vantaggio del baricentro basso, ma le pedane avanzate lasciano spazio anche a chi è alto. Il manubrio moderatamente rialzato dona una buona confidenza con lo sterzo anche se l’ergonomia generale non è eccellente. Il passeggero, da parte sua, è ospitato discretamente e ha soltanto i piedi un filo in avanti. Con il parabrezza il riparo per busto e casco è completo ma oltre i 130 orari l’aria alle gambe si fa sentire e, sempre a 130 orari, si avvertono un po’ le vibrazioni su pedane e sella, nonostante il motore sia su supporti elastici. Poco importa perché l’andatura ideale con la Switchback è attorno ai 120 orari. Gli ammortizzatori assorbono molto bene i colpi in rapporto alla loro escursione contenuta, però vanno in crisi sullo sconnesso quando c’è anche il passeggero a bordo.
Il Twin Cam da 103 pollici cubi è lo steso montato sulle famiglie Softail e Touring, ma fra le Dyna è soltanto questa versione a vantarlo. Gira silenzioso a e già con carattere ad appena mille giri, riprende bene da soli 1.600 giri e a 2.500 sfoggia una bella coppia. L’erogazione sale piatta e costante, la potenza è quella giusta per questa moto e così 76 cavalli possono bastare, anche se non impressionano. In compenso è facile arrivare ai 20 km/litro. Questo V2 ha un funzionamento perfetto con una risposta all’acceleratore che è pronta e dolce insieme. Nel misto la Switchback è molto piacevole e rilassante da guidare: si va via spediti con filo di gas e raramente si finisce per superare i tremila giri. La guida è sincera grazie alla ruota da 18 davanti e alla gomma non troppo larga dietro. I Dunlop lavorano molto bene, per nulla stressati dall’accelerazione e dalle possibilità di inclinazioni che sono presto limitate dalla pedane basse. E’ facile compiere un’inversione, meno parcheggiare in pendenza. Il peso c’è ma questi 340 kg si muovono con minore impaccio del previsto, aiutati appunto dal baricentro basso e dal manubrio largo. E’ molto buono l’intervento dell’Abs, ma il solo disco anteriore non può fare miracoli quando si viaggia a pieno carico.