Una frode sui test antinquinamento che rischia di causare un danno enorme. Volkswagen si trova ad affrontare una delle crisi più importanti della sua storia dopo che l’Epa, agenzia per la protezione ambientale americana, ha puntato il dito contro il colosso di Wolfsburg, colpevole di aver usato sui diesel un software capace di far figurare emissioni inferiori in omologazione. Nella giornata di domenica arriva il comunicato della casa tedesca in cui l’amministratore delegato Martin Winterkorn afferma che “le autorità hanno accertato delle manipolazioni da parte di Vw dei test sulle auto con motori diesel”.

Un portavoce dell’azienda ha poi confermato a “Die Welt” che il gruppo Volkswagen ha ammesso le manipolazioni: “Il board prende molto sul serio le violazioni accertate. Io sono personalmente profondamente dispiaciuto che abbiamo deluso la fiducia dei nostri clienti e del pubblico. Faremo tutto il necessario per riparare il danno che la vicenda ha causato. Non tollereremo altre violazioni dei nostri regolamenti interni e della legge”. Winterkorn ha poi annunciato che “Vw collabora con le autorità per chiarire la cosa completamente e il più presto possibile” affidando a una società esterna l’incarico di condurre un’inchiesta sul caso.

Lo scandalo dei test antinquinamento dei diesel truccati è esploso a causa di un software. Secondo l’ente governativo, il programma può far apparire i valori di emissioni molto inferiori a quelli effettivi, che invece sarebbero fino a 40 volte superiori al consentito. Il programma funzionerebbe solo in fase di test mentre sarebbe disattivato per la guida stradale.

Sommando i vari capi d’accusa, e in base alla normativa dell’Epa, Volkswagen rischia una multa salatissima, fino a 18 miliardi di dollari ma secondo un report diffuso dalla Alliance Bernstein, la sanzione difficilmente arriverà al massimo perché potrebbe essere commisurata alle dimensioni del marchio negli Stati Uniti. Nella sanzione complessiva non rientreranno certamente il costo dei richiami, i danni di immagine e reputazionali oltre a un eventuale procedimento penale avviato dal Dipartimento di Giustizia di Washington.

Nel frattempo, la Volkswagen ha disposto negli Stati Uniti la sospensione delle vendite delle vetture model year 2015 equipaggiate con il 2.0 TDI “incriminato” che in USA equipaggia diversi modelli come Golf, Jetta, Passat, Maggiolino e Audi A3. Una tegola non da poco per il gruppo VW visto che Oltreoceano i diesel rappresentano circa il 20-25% delle vendite totali. Le prime conseguenze finanziarie dello scandalo sui test antinquinamento emergono con la riapertura del titolo alla Borsa di Francoforte: alle 10:30 di lunedì 21 settembre il titolo cedeva oltre il 18% a 131,7 euro.