La Tesla Model S è finita nel mirino di alcuni hacker, che sono riusciti a prendere il controllo del veicolo sfruttando un hotspot Wi-Fi e una vulnerabilità software della berlina elettrica.

Protagonisti della vicenda sono stati i ricercatori del Keen Security Lab, una divisione del gruppo cinese Tencent. Gli hacker hanno infatti scoperto un bug che consente ad eventuali malintenzionati di accedere ad alcune funzioni della vettura, consentendo da remoto di attivare freni e luci di direzione, di ripiegare gli specchietti retrovisori, di regolare i sedili elettrici, di sbloccare le portiere, di regolare il tettuccio elettrico e di aprire il bagagliaio.

I ricercatori hanno documentato tutto in un video e hanno subito contattato Tesla contribuendo alla creazione di una patch correttiva che il costruttore ha distribuito con un aggiornamento software, come spiegato nel comunicato ufficiale:

Nel giro di soli 10 giorni dalla ricezione della relazione da parte dei ricercatori, Tesla ha implementato un aggiornamento software (V7.1, 2.36.31) over-the-air che mette fine ai potenziali problemi di sicurezza. La questione ha dimostrato che la violazione è possibile solamente nel caso il browser web sia attivato, la macchina dovrebbe inoltre essere fisicamente vicina e collegata ad un hotspot Wi-Fi pericoloso. La nostra stima realistica è che il rischio per i clienti è davvero molto basso, ma ciò non ci ha impedito di rispondere prontamente e rapidamente.

Date le precise condizioni necessarie affinché l’attacco possa andare in porto, per Tesla non sussisterebbe un rischio reale per i propri clienti. La posizione del costruttore è quindi volta a minimizzare i pericoli derivanti dagli attacchi informatici, ma i dubbi sulla sicurezza delle moderne automobili “intelligenti” rimangono, soprattutto se si considera che quello della Model S non è un caso isolato.

Già lo scorso anno, infatti, i ricercatori Charlie Miller e Chris Valasek salirono alla ribalta delle cronache per essere riusciti a prendere il controllo di una Jeep Cherokee sfruttando una vulnerabilità del sistema Uconnect, senza dimenticare che gli stessi, anni prima, avevano già violato con successo una Toyota Prius e una Ford Escape.