Giovedì 12 giugno è stato il girono del grande sciopero dei taxi in diverse città europee. Per la prima volta nel settore dei trasporti urbani, la protesta contro Uber ha interessato più città anche in Italia: da Milano a Napoli fino a Verona e Bologna, dove i tassisti hanno fatto sentire la propria voce. Nessuno sciopero, invece, a Roma e Firenze dove “per non fare pubblicità ad Uber” è stata preferita un’operazione di volantinaggio.

A Milano l’adesione delle auto bianche ha lasciato circa 100.000 persone a piedi con il solo servizio “sociale” garantito per il trasporto di famiglie con bambini, disabili, donne incinte e anziani. Nel giorno dello sciopero delle auto bianche, in cui Uber proponeva sconti del 20%, la polizia locale ha continuato l’opera di confisca nei confronti degli autisti UberPop che consente ai privati di accompagnare passeggeri a pagamento sulla base di determinati requisiti scelti dall’azienda americana.

Nei giorni scorsi a Milano erano arrivate le prime confische di veicoli ai danni di due autisti legati a Uberpop. Giovedì sono state quattro le auto fermate dagli agenti che hanno sanzionato i conducenti “junior”: il Giorno riporta di un Fiat Ulisse da via Stilicone diretta in via Melchiorre Gioia; una Subaru da via Manzoni all’aeroporto di Linate; una Volksvagen da via Turati in marcia verso l’Università Bocconi e una Kia fermata tra via Turati e Linate. Ai quattro conducenti è contestato il reato di esercizio abusivo della professione e la violazione dell’articolo 86 del codice della strada. L’auto sequestrata verrà confiscata mentre la patente sarà sospesa da dodici a diciotto mesi mentre la parte da 1.700 a 7.000 euro. Numeri pesantissimi per una “guerra” che necessita urgentemente di una regolamentazione.

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