Una tassa sul petrolio per finanziare i mezzi pubblici, la ricerca sulle nuove alimentazioni e le tecnologie autonome. E’ questa la proposta di Barack Obama, che pare fortemente intenzionato a sviluppare il “trasporto del ventunesimo secolo” prelevando soldi dai carburanti tradizionali e dai motori a combustione interna. Il presidente americano propone l’introduzione di una tassa di 10 dollari a barile.

Secondo Bloomberg, l’idea di una tassa sul petrolio è parte di un piano molto più ampio dell’amministrazione Obama per cambiare radicalmente il sistema dei trasporti in cui troverebbero spazio 20 miliardi di dollari di investimenti per ridurre il traffico su gomma e favorire gli spostamenti dei pendolari. Altri 10 miliardi andrebbero a favore del trasporto pubblico mentre due servirebbero per la ricerca sui veicoli e gli aerei green. Un totale di 32 miliardi di dollari con l’amministrazione uscente che vorrebbe introdurre il provvedimento nel budget per l’anno fiscale 2017: la tassa sarebbe introdotta gradualmente nel giro di cinque anni e potrebbe essere applicata sia al prodotto interno che a quello di importazione.

Il comunicato della Casa Bianca parla chiaro: “Attraverso l’imposizione di una commissione sul petrolio, il piano del presidente sostiene l’innovazione del settore privato per ridurre la nostra dipendenza dal petrolio, e allo stesso tempo investe sulle tecnologie di energia pulita che rafforzeranno il nostro futuro”. L’obiettivo è dichiarato e Obama, prima di lasciare per sempre la presidenza, vuole dimostrare di aver fatto tutto il possibile per ridurre la dipendenza dalle esportazioni di petrolio. Poi c’è un budget riservato alla guida autonoma e alle piattaforme di comunicazione V2V in cuiObama programma di investire 4 miliardi di dollari in dieci anni.

Secondo l’industria di settore, riportata dal Financial Times, con la nuova tassa sul petrolio il prezzo al consumatori potrebbe rincarare di 25 centesimi al gallone (poco meno di 6 centesimi di euro al litro). Se a pagare fossero i produttori, il rischio è quello di aggravare una situazione già drammatica dal calo del prezzo del greggio, ai minimi da oltre un decennio, che si sta già trasformando in tagli dei posti di lavoro. Jeffrey Zients, responsabile economico del presidente, ha precisato che la tassa verrebbe imposta solo sul petrolio importato dagli Stati Uniti, mentre il petrolio estratto negli Stati Federali non verrebbe toccato dal provvedimento. La proposta di Obama dovrà ricevere il via libera del Congresso, a maggioranza repubblicana, da cui sono già arrivate le prime feroci critiche.