La Formula 1 è interessante perché non tutta la vittoria pesa sulle spalle del pilota. Molto spesso il successo di un Alonso o di un Hamilton, affondano le radici nella solidità della scuderia. Eppure la questione dello sviluppo tecnico non è sempre affrontata con la giusta verve. Abbiamo visto insieme che la Ferrari si è impegnata molto nello sviluppo tecnico: all’inizio dell’anno doveva colmare il gap dalle altre squadre favorite ed ora tra miglioramento del warming up e gli esercizi di flow-vis si è concessa di primeggiare nella classifica piloti, restando comunque indietro in quella costruttori.

Tra le altre squadre c’è da notare l’evoluzione o meglio l’involuzione della McLaren, che all’inizio dell’anno sembrava destinata a primeggiare in tutte le classifiche ma poi si è dimostrata molto fragile nello sviluppo. Dopo Hockenheim qualcosa è cambiato: Hamilton e Button sono tornati tra i primi.

La Lotus, terza nella classifica costruttori, aveva già impensierito le grandi squadre nei test invernali ed oggi conferma di essere arrivata ad un buon livello di sviluppo. Cosa che non è accaduta a Stoccarda: la Mercedes è ferma al palo. La Red Bull viaggia sempre sui limiti del regolamento ma può contare su grandi campioni.

Il finale? E’ ancora incerto. Alonso traballa sul podio insidiato non tanto da Webber, quanto piuttosto da un ritrovato Hamilton, da un determinato Raikkonen e da un’insaziabile Vettel.