L’esordio stagionale della SBK a Phillip Island (CLICCA QUI PER IL REPORT) ha fatto avverare il sogno di Eugene Laverty che ha centrato una storico trionfo in gara-1 riportando la Suzuki alla vittoria e riuscendo nell’impresa di vincere due gare consecutive su moto diverse (doppietta a Jerez nel 2013 con Aprilia). E battere la casa di Noale sulla sua pista dopo essere stato ‘scaricato’ è motivo di ulteriore soddisfazione: “Non corro per vendicarmi con Aprilia, parto con l’idea di battere chiunque (anche se il suo inedito sorriso a 32 denti e la loquacità mostrata fanno pensare diversamente, ndr). Aprilia voleva portarmi in MotoGP, ma la partenza di Dall’Igna ha cambiato le carte in tavola. Ho sperato fino all’ultimo che spuntasse una terza SBK e ho rischiato di restare a piedi. Ero molto triste e l’offerta Suzuki è stata una liberazione: dicevano che non fosse al mio livello. Invece avevo fiducia nella GSX-R e sono qui anche per convincere i giapponesi a portarmi in MotoGP nel 2015».

Il primo successo nel 2014 non si è fatto attendere: “Ho pensato a questa possibilità un milione di volte. È stato come vivere un sogno. La Suzuki non vinceva da 94 GP. Avevo promesso alla squadra che la striscia negativa non sarebbe arrivata a 100, ma non credevo onestamente di riuscire a interromperla così in fretta. Essere così indietro dopo la partenza e riuscire a rimontare e vincere è stato fantastico”. Con la rottura del motore in Gara 2 la corsa Mondiale si fa più dura (visto il limite di otto motori): “Non è certo una situazione ideale. Se avessi almeno rotto più vicino al traguardo, avrei potuto spingere la moto ai box (entro i 5 minuti previsti dal regolamento, ndr) e prendere punti. Ero in una buona posizione per puntare al bis. La pista era abbastanza scivolosa, ma in alcuni parti riuscivo ad essere più veloce dell’Aprilia ed ero sicuro di poter sorpassare Guintoli nonostante il deficit nella velocità di punta. L’agilità è il punto forte della mia Suzuki. È stato un fine settimana di alti e bassi ma, se mi avessero detto che avrei vinto la prima, ci avrei messo la firma. Questa squadra ha lavorato sodo per prendermi con loro e ha mantenuto le promesse dal punto di vista tecnico”.

Non può sorridere, invece, il compagno Alex Lowes: il rookie inglese, che era stato più veloce nei test, ha pagato il dolore alla caviglia ma per Aragon (il prossimo 13 aprile, ndr) tornerà al 100%: “Ho spinto al massimo ma non avevo molto da dare. Gli errori in gara sono dovuti al piede infortunato. Mi hanno fatto un’iniezione di anti-dolorifico, ma ho perso sensibilità e non riuscivo a cambiare le marce in modo appropriato. Sono sicuro che avrei potuto puntare al podio, se non di più”.

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