E’ una delle auto più celebri sul mercato, un piccolo fuoristrada che non si ferma davanti a niente. Stiamo parlando del Suzuki Jimny nato nell’ormai lontano 1978. La quarta generazione del Jimny che sostituirà in Europa quella precedente, ormai sul mercato da oltre 20 anni, sembra strizzare l’occhio ad un’altra leggenda dell’offroad, il Mercedes-Benz Classe G.

La vettura a tre porte abbandona quindi le forme morbide di fine anni 90 per abbracciare un atteggiamento più classicheggiante, caratterizzato nella zona anteriore da una mascherina impreziosita da proiettori circolari, mentre gli sbalzi corti esaltano il carattere da offroad del veicolo. La nuova Jimny punta inoltre su un più ampia scelta di colori dedicata alle livree esterne, parafanghi e copriruota di scorta posteriore. Guardando bene l’abitacolo si scopre un ambiente più moderno che si distingue per la presenza di un display “touch” incastonato al centro della console, dedicato alle funzioni dell’impianto di infotainment. La dotazione della vettura prevede inoltre la presenza del volante con comandi multimediali, del climatizzatore, senza dimenticare il cruise control e la frenata automatica d’emergenza.

Poche le informazioni tecniche diffuse dal costruttore nipponico: gli unici dettagli certi sono la presenza del telaio a longheroni abbinato ad un motore longitudinale e alla trazione integrale inseribile dotata di ridotte. I propulsori per il mercato europeo non sono stati ancora confermati, ma con ogni probabilità saranno disponibili il 1.0 turbo Boosterjet da 112 CV e il 1.2 DualJet aspirato da 90 CV, equipaggiati entrambi con lo schema mild-hybrid Suzuki SHVS. Sarà una piccola rivoluzione per un modello tanto amato ed apprezzato dagli appassionati, e che sembra pronto a stupire ancora di più i suoi futuri possessori. Era giunto il momento di cambiare rotta a livello di equipaggiamento, troppo legato ad un passato lontano, e questa nuova corrente stilistica sembra molto appropriata ad un veicolo che fa del fuoristrada la sua forza. Suzuki Jimny non lascia, ma raddoppia.