Dal 12 al 14 maggio 2017 sul circuito di Imola si corre il Gran Premio d’Italia della Superbike, un evento molto atteso e che richiama sull’autodromo Enzo e Dino Ferrari un numero importante di appassionati e tifosi. Il gruppo di sostenitori più nutrito è quello dei “Ducatisti”, che hanno raggiunto in massa la cittadina imolese per spronare i loro beniamini, Chaz Davies e Marco Melandri. I due corsari fanno parte del team ufficiale della scuderia di Borgo Panigale, il team Aruba.it che ha come Team Princiapal, Stefano Cecconi, il quale è anche amministratore delegato di Aruba S.p.A. Questa società offre servizi di web hosting, e-mail, registrazione di domini, servizi di posta elettronica, connettività, housing, server dedicati, virtual private server, servizi di posta elettronica certificata (PEC), firma digitale, e ultimamente anche soluzioni di Cloud Computing, Private Cloud e Cloud Object Storage. Recentemente ha spostato la sede legale da Arezzo a Ponte San Pietro, in provincia di Bergamo, mentre l’impegno nel motorsport, e in particolare nella Superbike, è nato nel 2015 e non si ferma qua. Noi della redazione di Leonardo.it abbiamo avuto il piacere di intervistarlo.

Qual è l’obiettivo stagionale di Ducati-Aruba.it?

<< L’obiettivo è ovviamente vincere il campionato, rispetto allo scorso anno non posso dire che siamo soddisfatti, perché abbiamo chiuso la precedente stagione dominandola. Abbiamo vinto le ultime sei gare di fila, quindi ci aspettavamo una partenza un po’ più facile nel 2017. Non siamo andati male, ma i nostri avversari sono andati un po’ meglio. Dal punto di vista del punteggio non siamo contenti, ma andando a vedere invece come si è realizzato questo punteggio, abbiamo fatto delle gran gare. Ai piloti non possiamo dire nulla, ci sono stati dei problemi tecnici che ci hanno penalizzato, come ad Assen. La competitività non manca, perché Ducati ci sta supportando inviandoci tante nuove migliorie>>.

Come è nato il matrimonio tra Aruba e Ducati?

<< L’idea è nata dopo alcuni anni di calcio, eravamo sponsor di maglia del Torino FC, li abbiamo accompagnati nel percorso di crescita dalla Serie B alla Serie A, ma come visibilità e ritorno era molto italiano. Quando abbiamo lanciato i servizi cloud avevamo bisogno di un respiro più europeo. In Superbike c’era la possibilità di sponsorizzare o di fare un team vero e proprio, così abbiamo scelto il costruttore  dopo un’accurata ponderazione e abbiamo optato per Ducati. Parlando poi con la Casa di Borgo Panigale si è profilata poi un’opportunità diversa, cioè quella di unirsi e di creare un unico team ufficiale Ducati. Quindi dal punto di vista meccanico, tecnico e sviluppo delle moto curato da Ducati, mentre tutto il resto, logistica, hospitality e gli altri servizi del team, marketing e comunicazione curati da Aruba>>.

Perché è stata scelta la Superbike?

<< Abbiamo esplorato anche la MotoGP, abbiamo avuto dei contatti ma non era possibile poiché il massimo che potevamo fare era la sponsorizzazione di un team già esistente. Inoltre la MotoGP si è spostata tanto verso i mercati emergenti, anche a livello di tappe c’è sempre meno Europa, c’è sempre più Asia, America, Stati Uniti e altri Paesi. Per noi, per tutta una serie di serivizi, è molto più importante l’Europa che il resto del Mondo. La Superbike ha invece una forte base europea, perché si corre quasi sempre nel Vecchio Continente, tranne cinque tappe l’anno che sono extra UE (USA, Australia, Qatar, Malesia e Thailandia). Infine per noi la MotoGP sarebbe stato anche un “overkill” perché ha un pubblico veramente vasto, però più diventa generalista più il target medio scende, noi quelli che volevamo raggiungere li abbiamo raggiunti. Investire tanto di più per fare tappe che non ci interessavano e avere una visibilità che non ci avrebbe portato ulteriori vantaggi sarebbe stato inutile>>.

Il motivo PayTV ha inciso sulla scelta di investire sulla SBK piuttosto che sulla MotoGP?

<<  Ha inciso anche questo, perché quando abbiamo deciso era il momento di passaggio della MotoGP dalla TV in chiaro a quella a pagamento. Il fatto che la Superbike venga anche trasmessa in diretta e in chiaro da Mediaset, ha reso ancora più importante il rapporto tra l’investimento e la visibilità ricevuta. Noi spendiamo meno che a fare un team di MotoGP, ma la visibilità in Italia è maggiore, perché ci sono un paio di milioni di spettatori che mediamente seguono il weekend su Mediaset, mentre la MotoGP su Sky fa dagli ottocentomila ad un milione>>.

Team Aruba

Come nasce Aruba, qual è stata la scintilla che ha portato alla genesi di questa società?

<< I servizi internet sono nati alla fine del 1996, avevo 18 anni. Sono nati da una arrabbiatura, perché al tempo ero fra i pochi della mia zona (Arezzo) ad avere interesse nell’accesso ad internet. I servizi locali non c’erano e ai costi delle interurbane del tempo, si era costretti a collegarsi a servizi di Roma o di Milano, e quindi si stava collegati per pochi minuti. La fornitura dell’accesso era da interurbana rispetto a dove vivevo io. La mia arrabbiatura derivava dal fatto che i servizi funzionavano poco, erano lenti, costosi, quindi mi sono detto “facciamolo noi”. Qui siamo nati come provider liner up dal 1996 fino al 2000. Dal 2000 tutto questo è finito, perché è nato internet gratis. Questo fenomeno lo abbiamo arginato passando da fornitori di accesso a fornitori di contenuti. Quindi nel 2000 nasce Aruba, abbiamo cambiato brand, sia come internet gratis sia come hosting e registrazione dominio>>.

Cosa ha determinato il successo?

<< Quello che ha determinato il successo è che noi siamo sempre stati cost plus fin dall’origine, autonomamente facciamo le nostre analisi, stabiliamo il costo con un margine ragionevole e quello è il prezzo di vendita, mai retail minus. Noi abbiamo permesso l’accesso ad internet a molti, specialmente alle PMI, che sono la stragrande della maggioranza delle imprese in Italia, oltre che a privati e a semplici appassionati. Con quel prezzo di 40.000 lire l’anno, avevamo stabilito di raggiungere i 100.000 clienti in tre anni. Alla fine del primo anno questa soglia era già stata superata. Abbiamo avuto qualche problema in quel periodo, perché la crescita era aumentata così vertiginosamente che non riuscivamo a starle dietro, ma non dal punto di vista economico ma perché non riuscivamo ad assumere abbastanza persone. All’epoca siamo arrivati a fare volantinaggio con scritto “assunzioni a tempo indeterminato”. Questo ci ha portato comunque ad avere una crescita dal 2000 fino al 2006 dove abbiamo iniziato a diversificare>>.

L’impegno tra Aruba e il mondo delle corse continuerà anche nel prossimo futuro?

<< Assolutamente sì, possiamo dire che il nostro apporto al mondo delle corse potrà durare fino a tempo indeterminato, fintanto che ci saranno la competitività, i risultati sportivi e il supporto tecnico necessario per affrontare al meglio il campionato di Superbike>>.