Quando l’automobile non somigliava ancora ad un centro di calcolo, saper parcheggiare correttamente in spazi ristretti era il risultato di anni di pratica e di paraurti ammaccati. Oggi forse questa competenza è destinata a sparire, obsoleta come il cavallo o la macchina per scrivere.

Sempre più modelli in circolazione, non più solo di lusso, integrano una tecnologia di assistenza al parcheggio. Sviluppata all’inizio dello scorso decennio dalla Toyota per le auto a marchio Lexus vendute sul mercato americano, attualmente è una dotazione generalmente disponibile dai vari costruttori.

Ma come funziona? Un complesso sistema di sensori e telecamere è in grado di misurare con precisione lo spazio disponibile e gli ostacoli presenti, fornendo al computer centrale della vettura i dati necessari a calcolare la successione delle sterzate. Il guidatore deve solamente accostare la vettura a quella che si trova davanti allo spazio vuoto, arrivando con il paraurti posteriore all’altezza delle ruote posteriori dell’altra auto. Premendo un pulsante il sistema si attiva; effettuati rapidamente i calcoli, il computer emette un segnale visivo o acustico per avvisare di essere pronto alla manovra. A questo punto si devono staccare entrambe le mani dal volante, e il parcheggio comincia. Il guidatore deve solo usare l’acceleratore e il freno. Un successivo segnale indicherà che la manovra è completata. Se durante il procedimento viene impugnato il volante, il sistema si disattiva. Allo stesso modo, si disconnetterà se la velocità supera quella preimpostata.

A seconda dei modelli, i sensori possono determinare da soli anche se lo spazio disponibile è sufficiente; in altri questo compito spetta ancora al guidatore.