Lo studio della Fondazione Filippo Caracciolo, il Centro Studi ACI, denominato “Muoversi meglio in città per muovere l’Italia” (QUI I DETTAGLI) descrive un’Italia schiava del traffico, degli incidenti, dell’inquinamento e dei costi smisurati. “Le condizioni della mobilità sono un elemento di freno alla ripresa economica e alla vivibilità - afferma Ennio Cascetta, presidente del comitato scientifico della Fondazione Caracciolo -. Ci sono ritardi ultradecennali rispetto alle altre città europee da recuperare con un mix intelligente di scelte infrastrutturali, normative, urbanistiche e tecnologiche. Sono necessarie risorse nazionali e locali, ma soprattutto una forte e nuova volontà politica che metta la questione mobilità urbana al centro delle priorità nazionali”.

Per colmare ritardi e carenze del nostro sistema dei trasporti urbani, vengono proposti una serie di interventi: orientare comportamenti e domanda di mobilità, definire tempi e orari per carico e scarico merci, sostenere il telelavoro, informatizzare gli sportelli informativi, delocalizzare gli uffici, introdurre incentivi per le imprese che si consorzino per gestire l’approvvigionamento delle merci e vincoli per la pianificazione delle sedi. Gli investimenti nei trasporti urbani sono crollati del 26% nel triennio 2008-2011 ma la parola d’ordine in fatto di Trasporto Rapido di Massa (TRM) - sottolinea lo studio -  non deve essere “grandi opere”, ma lean design (progettazione “snella”): infrastrutture minime e vetture metropolitane leggere, anche senza conducente, che permettono riduzioni significative sia dei costi di costruzione che di gestione.

Un contributo importante dovrà arrivare dall’adeguata promozione di car sharing (con veicoli elettrici, ibridi o a metano) e bike sharing (le realtà italiane sono molto indietro rispetto alla media europea). La tariffazione delle strade (road pricing) e della sosta, inoltre, vanno affrontate senza pregiudizi ideologici, in quanto capaci di produrre effetti importanti: redistribuzione dei flussi, ottimizzazione della velocità media, riduzione di consumi e inquinamento. I trasporti possono anche contribuire al miglioramento urbanistico dei quartieri, attraverso misure che sottraggono strade pubbliche alla circolazione dei veicoli per restituirle ai pedoni: tali aree nel tempo si popolano di negozi per lo shopping e il tempo libero, diventando luoghi di aggregazione.

La mobilità urbana del terzo millennio non può prescindere dall’utilizzo diffuso di strumenti di infomobilità che, con investimenti finanziari contenuti, possono portare notevoli benefici come il 10% di consumi ed emissioni in meno, la riduzione del 20% i tempi di viaggio e del 50% delle code. Ma ogni soluzione o proposta, prima di essere giudicata per la sua validità, dovrà essere valutata per la sua coerenza, ricondotta a sistema e vagliata in base all’idoneità a correggere le principali criticità urbane, ai suoi effetti a lungo termine, alla coerenza con l’insieme delle altre misure, alle ricadute su turismo, qualità dell’aria, vivibilità dei quartieri, ai costi ambientali ed economici e a tutti gli aspetti che qualificano il vivere urbano.

Troppo spesso le scelte di intervento sul traffico urbano, ma anche sugli investimenti e le localizzazioni urbane, avvengono senza uno studio accurato sulle conseguenze che possono arrivare ad annullare gli effetti delle misure stesse. Una programmazione alla quale dovrà seguire un controllo effettivo ed efficace. In altri ambiti come quelli urbanistici, la violazione di regole di pianificazione comporta l’applicazione di norme penali, mentre in materia di trasporti siamo ancora in presenza di norme senza sanzioni.

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