Si sente parlare sempre più spesso durante le telecronache di Formula 1 dell’importanza del lavoro svolto sui simulatori di guida, diventati in pratica l’ultima frontiera di sviluppo di una monoposto per le squadre impegnate nel Mondiale data l’impossibilità di svolgere i test nel periodo di Campionato.

Ma esattamente cosa sono e come lavorano è sconosciuto alla gran parte degli appassionati e recentemente ho avuto la possibilità di provarne uno. È quello della Gridgp/Step3, acronimo di Get Right Instrument for Driving (www.gridgp.it), di Casalecchio (BO) che lo ha realizzato sfruttando l’esperienza del pilota Thomas Biagi e quella dell’ingegner Mazzola, due personaggi molto conosciuti nel mondo del motor sport.
Il primo è un professionista di lungo corso, attualmente in testa al campionato V8 Superstars con la Mercedes C 63 AMG, ha guidato praticamente in ogni categoria e vanta una bacheca di coppe da fare invidia, mentre il secondo è stato ingegnere in Ferrari lavorando a lungo con Schumacher.

Hanno creato un sofisticato simulatore di guida con una vastissima scelta di auto dalla Formula Uno alle varie categorie monoposto, alle ruote coperte e oltre 200 circuiti, praticamente tutti quelli conosciuti a livello internazionale.

Per essere chiari non si tratta di un videogame. Qui le sensazioni e le risposte alle situazioni di guida sono reali e lo si intuisce già dal cockpit che ha le sembianze di una monoposto. Di fronte ci sono tre schermi da 60 pollici per avere una completa visuale a 180° dove viene riprodotta in maniera fedele e precisa la pista. Anche l’abitacolo è riprodotto fedelmente, il volante è di tipo racing multifunzione con tutti i manettini e pulsanti ben presenti, ci sono le due leve per azionare il cambio con quella di destra da utilizzare per salire di marcia e quella di sinistra per le scalate. Ad indicare il momento giusto per la cambiata ci pensano i led in tre colori, giallo-rosso-blu in modo da sfruttare al massimo il motore.

È Thomas Biagi che fa da tutor e personal coach e mi aiuta a bloccare le cinture a quattro punti, fornendomi le indicazioni sulla vettura e sul tracciato e non potevamo non guidare che l’auto utilizzata dal bolognese. È una C63 AMG preparata per il V8 Superstars con oltre 550 CV e il test è programmato sulla pista di Portimao dove si è disputata l’ultima prova del campionato, così per capire meglio le situazioni di gara appena passate.

Le impressioni sono proprio quelle di una realtà quasi assoluta, sin dalle prime curve dove tutto viene riprodotto immediatamente, sottosterzo, sovrasterzo, il passaggio sui cordoli, il rollio in curva, il beccheggio in frenata, la trazione in uscita di curva, lo sforzo sui pedali, le reazioni dello sterzo, le asperità del tracciato. E anche i continui saliscendi tipici del percorso portoghese trasmettono la precisa idea della pendenza con i relativi carichi sull’auto. Sono, infatti, oltre 150 i canali della telemetria tenuti sotto controllo e il software è praticamente lo stesso utilizzato dai team di F1 mentre l’hardware è stato studiato in sinergia con la Magneti Marelli.

Davvero impressionante la difficoltà per abituarsi alla frenata dove è necessario esercitare uno sforzo di oltre 70 kg sul pedale per ottenere dei risultati, altrimenti ci pensa la ghiaia a fermarti e anche qui si sentono i colpi e i sobbalzi; niente viene risparmiato in caso di errore. Si può riprodurre tutto, dalla partenza da fermo all’effetto del Kers e del DRS, oltre naturalmente adattare l’assetto alle proprie caratteristiche. A fine prova viene stampata la telemetria e analizzati i punti dove migliorare confrontando i dati dell’allievo con quelli del titolare in ogni parametro: velocità, acceleratore, frenata, sterzo.

Il simulatore viene utilizzato da team e professionisti che hanno bisogno di studiare nuove soluzioni tecniche, da giovani piloti che stanno effettuando un passaggio di categoria e hanno bisogno di fare esperienza in fretta, e da gentleman driver che hanno necessità di conoscere meglio i propri limiti. Il tutto ad un costo paragonabile a quello di un treno di gomme slick ma con il vantaggio che si riescono a fare un centinaio di giri, risparmiando, così, anche sul budget. Un modo per verificare le proprie capacità e capire quanto sia complesso avvicinarsi all’ultimo secondo quello che alla fine decide una corsa.

Perché piloti si nasce e si diventa, il talento da solo non basta, bisogna addestrarlo e l’esperienza diventa quindi un fattore fondamentale ma non sempre si ha il tempo per accrescere le proprie capacità. A meno che la tecnologia non dia una mano quanto mai preziosa.