Chi ha avuto la brutta avventura di subire un incidente automobilistico sa quanto basti veramente poco per farsi male. Nella centenaria storia dell’automobile le vetture sono passate da bare semoventi a mezzi altamente sicuri, elemento umano permettendo. Come sono organizzate le grandi case nel progettare e anticipare le esigenze di sicurezza del più debole ma più importante tra i componenti di un’auto, l’occupante biologico?

Da una visita al centro di sviluppo della Ford nel complesso di Dearborn (Detroit) emergono interessanti dettagli. L’impianto, che comprende una pista di prova, è stato ricavato nel 1949 da un vecchio aeroporto e profondamente ristrutturato nel 2006 con un investimento di 43 milioni di dollari. I punti fermi da cui partono gli ingegneri americani (ma arrivano in gran quantità da tutto il mondo, leggendo le targhe sulle porte dei loro uffici) sono due: innanzitutto oggi l’automobilista non si accontenta più di sopravvivere ad un incidente, ma vuole anche uscirne col minor danno fisico possibile, meglio se del tutto illeso; in secondo luogo, finora i progettisti hanno potuto disporre d’informazioni sul veicolo e sulle condizioni ambientali, ma non sullo stato del guidatore. Come spiegano Srini Sundararajan e Saeed Barbat (in piedi nella foto), responsabili tecnici della sicurezza, le statistiche rilevano che l’80% degli incidenti avviene a causa di errati comportamenti del guidatore, molto spesso legati alla sua fisiologia. Avere quindi informazioni sullo stato fisiologico di chi è al volante può servire ad avvisarlo, aiutandolo quindi a prevenire l’incidente. E’ qui che entra in gioco il sistema di monitoraggio delle condizioni del guidatore, che alla Ford stanno testando. Nel volante sono integrati diversi sensori che rilevano temperatura corporea, pressione arteriosa e altri dati biologici che, insieme, consentono di valutare il livello di stress e di attenzione. Confrontando questi dati con quelli della vettura e delle condizioni esterne, è possibile fornire avvertimenti precisi.

Oppure il simulatore di guida virtuale (chiamato VirtTex), che analizza la performance del guidatore fino al minimo dettaglio: è stanco, è ubriaco, è distratto perché compone sms mentre guida: tutto viene registrato e analizzato; un investimento di 7 milioni di dollari per aiutare l’elemento umano dell’auto a parzialmente compensare le proprie mancanze.

E quando l’incidente non si può evitare? Qui entra in gioco la sicurezza passiva. Gli airbag integrati nelle cinture di sicurezza ne sono un esempio. La sfida per gli ingegneri ora è sviluppare airbag sempre più differenziati in base alla corporatura del passeggero e progettare manichini sempre più sofisticati per capire sempre meglio dove e come intervenire.