Tanti, forse anche troppi, sono stati gli articoli celebrativi su Sebastien Ogier. Ma come fare a non parlar bene di un ragazzetto francese che domina in lungo e in largo, in ogni parte del mondo, che sembra quasi non sudare mai e avere la freddezza di un finnico rinchiuso in un congelatore?.

Semplice: non si può. Anche nell’edizione 2015 del Rally di Sardegna Ogier ha lasciato andare avanti gli altri, ha calcolato e poi ha sferrato l’attacco decisivo. Con fortuna, certo, visto che il neozelandese della Hyundai, Hayden Paddon, ha avuto anche problemi alla macchina. Ma alla fine chi vince ha sempre ragione: “E’ stata una prova comunque dura, fisicamente devastante”, ha commentato Ogier.

Nello sport, come nella vita, vince chi osa. Chi ci prova, non chi aspetta. Paddon ci ha provato, è stato sfortunato: “Ma è stata una bellissima sorpresa, complimenti a Hayden”, il pensiero di Ogier. Applausi alla sportività, cosa che nei rally non manca mai. Applausi anche ad Hayden, ma soprattutto a lui, Sebastien.

Di fatto, se ti chiami così e sei francese non puoi fare altro che vincere nei rally (ogni riferimento a qualsivoglia omonimo di cognome Loeb non è per nulla casuale…). Ogier, con questo pregevole fardello sul capo giammai cosparso di cenere (al massimo di polvere…), a bordo della sua Volkswagen Polo ha fatto semplicemente quello che gli riesce meglio ormai da quasi tre anni a questa parte: vincere.

Il sogno di un giorno di primavera di Paddon è sfumato nel pomeriggio di un caldo sabato. Il pilota neozelandese, assieme al suo navigatore John Kennart su Hyundai i20 WRC, hanno detto addio alla vittoria finale dopo 15 prove speciali in testa, un sorpasso lentamente consumato come una pietanza creata e condita ad arte da uno chef stellato al secondo passaggio della Monti Alà. Alla fine di quella prova, Ogier ha inflitto 21,6 secondi all’equipaggio kiwi, in precedenza in vantaggio anche di 15.

Due volte campione del mondo, due volte vincitore in Sardegna. Sarà un caso, ma quando Ogier trionfa nella terra dei quattro mori qualcosa accade. Qualcosa di grosso e clamoroso. Il testa coda di Paddon è costato quasi 20 secondi al neozelandese, costretto poi da un lento Tanak a perdere altro tempo. Altro giro, altra sfortuna, con la pietra centrata in pieno nella speciale successiva che ha compromesso la trasmissione.

Dunque, ancora Ogier: meglio del suo compagno di squadra Jari-Matti Latvala, che comunque ha portato a casa sei speciali; e meglio anche dell’altra Volkswagen, quella del norvegese Andreas Mikkelsen, al secondo ritiro stagionale. Lui, Ogier, corre e sta zitto. Perché in fondo i campioni parlano più coi fatti che altro: “Ora però vado dal fisioterapista, poi a mangiare qualcosa e di corsa a dormire”, ha concluso sorridendo.