Michael Schumacher resta in condizioni critiche e ricoverato in coma farmacologico all’ospedale di Grenoble. Dopo la conferenza stampa del 1 gennaio improvvisata di Sabine Kehm, storica portavoce dell’ex pilota tedesco, (CLICCA QUI PER SAPERE COSA HA DETTO) Schumi avrebbe trascorso la notte in condizioni stabili e i medici sembrerebbero maggiormente fiduciosi rispetto ai giorni precedenti.

In attesa di ulteriori bollettini medici ufficiali, continua l’inchiesta sull’incidente da parte dalla procura di Albertville. Nel mirino dei media, soprattutto nelle ultime ore, è finita la pista di Meribel sulla quale stava sciando Schumi (foto by InfoPhoto). Nel tratto fuoripista in cui l’ex pilota Ferrari è caduto erano presenti rocce non segnalate peraltro in un tratto in cui sono soliti passare decine di sciatori, inquadrabile come una scorciatoia (comunque sempre fuoripista) per passare dalla pista blu alla rossa.

A distanza di quattro giorni spunta un primo testimone attendibile: Hubertus von Fürstenberg von Hohenlohe-Langenburg, principe e amico di Schumacher nonché il più vicino al tedesco durante la caduta. Autosprint rivela che Von Fürstenberg, 55 anni e con un trascorso nello sci professionistico mondiale, avrebbe visto il sangue rigare il volto di Schumacher e il casco andare in frantumi in seguito all’impatto. Una prova – secondo il magazine britannico – che l’incidente sarebbe avvenuto a velocità sostenuto rispetto a quanto sostenuto dalla manager di Schumi. L’ex pilota non avrebbe avuto il tempo di rallentare o frenare la propria caduta anche se questo non certifica che la velocità – stimata tra i 60 e i 100 km/h – fosse necessariamente così elevata.

Nella ricostruzione del quotidiano tedesco Bild, che ha ripercorso la pista attraverso un maestro di sci, si possono notare le rocce dove è caduto Schumacher: le stesse sono probabilmente poco segnalate e in una posizione non adatta perché troppo vicine alla pista. Le rocce restano comunque al di fuori della pista segnata dai tradizionali paletti rossi e Schumi pare aver compiuto un tratto di fuoripista, una pratica troppo diffusa e sottovalutata per le sue conseguenze. La dinamica raccontata dal testimone può ricondurre a un’imprudenza o a una sottovalutazione del pericolo da parte dell’ex pilota tedesco, peraltro sciatore esperto: per lui non resta che pregare. Mentre per la sicurezza di tutti gli altri sciatori si auspicano interventi (non solo sulla pista di Meribel) per impedire che incidenti di questo tipo possano ripetersi.

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