La scatola nera sulle auto potrebbe essere uno strumento molto valido nella lotta alle frodi, nella ricostruzione degli incidenti e nel premiare gli automobilisti più virtuosi alla guida. Ma resta ancora aperta la questione relativa alla privacy. Gli hacker potrebbero infatti sfruttare le vulnerabilità dei sistemi tecnologici della vostra vetture come hanno dimostrato due ingegneri informatici americani che hanno indotto FCA a richiamare in via cautelativa dal mercato circa 1,4 milioni di veicoli nuovi negli Stati Uniti (qui i dettagli).

Per risolvere la questione in America è stato tempestivamente preparato un disegno di legge “ad hoc” per definire precisi standard di sicurezza informatici ed un sistema di valutazione del livello di protezione delle auto mentre non altrettanto solerte pare invece sia il sistema politico italiano nel garantire la privacy e la sicurezza degli automobilisti. Secondo una stima dell’ANIA, in Italia sono già circa tre milioni le scatole nere sulle auto ma mancano completamente le tutele sulla privacy degli automobilisti che acconsentono di installare l’apparecchio sulla propria vettura in cambio un significativo sconto sulla polizza.

Dal 2012 qualcosa non ha funzionato a dovere nei passaggi necessari per rendere operativo il “Decreto Liberalizzazioni” (DL 1/2012), che insieme alle riduzioni del premio, prevedeva anche l’emanazione di un regolamento attuativo da parte dell’ISVAP (oggi IVASS): “La mancata attuazione non è dovuta però al Ministero dei Trasporti, che tempestivamente emanò il regolamento di sua competenza relativo agli aspetti tecnici ma all’inspiegabile inerzia dell’Ivass – sottolinea il giurista e già Garante della Privacy, Francesco Pizzetti -. Questa Autorità, infatti, predispose a suo tempo, con la collaborazione del Garante, lo schema di regolamento e lo mise anche in consultazione pubblica nel marzo 2013. Tuttavia il procedimento non si concluse e il regolamento non fu mai emanato senza mai spiegare il perché.”

A proposito dei pericoli dovuti alle vulnerabilità delle tecnologie delle vetture, comprese la scatola nera sulle auto, a lanciare un altro allarme è Nicola Bernardi, presidente di Federprivacy: “Quello delle intrusioni nelle nostre auto da parte degli hacker non è un affatto un pericolo remoto. Individui senza scrupoli potrebbero a nostra insaputa sabotare i freni della nostra auto interferendo da un semplice smartphone. Ma non solo in assenza di certezza dell’adozione di idonee misure di sicurezza, non sappiamo chi effettivamente accede ad informazioni sensibili che spesso riguardano la nostra sfera privata, potendo conoscere esattamente dove siamo e a che ora attraverso il sistema GPS“.