Erano attese e sono arrivate puntuali. Lo scandalo Volkswagen legato alla falsificazione dei test sulle emissioni ha portato alle inevitabili dimissioni di Martin Winterkorn, il CEO del colosso tedesco dell’automotive di cui è anche il responsabile del prodotto. Ad annunciarlo è lo stesso Winterkorn in una nota: “In qualità di CEO mi assumo tutte le responsabilità per le irregolarità che sono state trovate nei motori diesel” affermando però di essere “scioccato dagli eventi degli ultimi giorni” e che Volkswagen “ha bisogno di un nuovo inizio, anche in termini di personale”.

Il top manager continua: “Soprattutto sono allibito dal fatto che una cattiva condotta di tali dimensioni sia stata possibile nel gruppo Volkswagen. Ho chiesto al Consiglio di Sorveglianza di concordare sulla necessità di terminare il mio mandato da CEO del gruppo Volkswagen. Sto facendo questo nell’interesse della società, anche se non sono a consapevole di alcuna cattiva condotta da parte mia”.

Winterkorn lascia il timone della casa teutonica dove era approdato nel 2007: “Sto aprendo la strada a un nuovo inizio con le mie dimissioni. Sono sempre stato guidato dal mio desiderio di servire la società, soprattutto i nostri clienti e dipendenti. Volkswagen è stata, è e sarà sempre la mia vita. Il processo di chiarificazione e trasparenza deve continuare. Questo è l’unico modo per riconquistare la fiducia. Sono convinto che il gruppo Volkswagen e la sua squadra supereranno questa grave crisi”.

Nella scorsa primavera Winterkorn ha vinto la battaglia per la guida di Volkswagen con Ferdinand Piech. E pensare che Winterkorn, fino a pochi mesi fa, era stato dagli azionisti del colosso di Wolfsburg come il “miglior amministratore delegato possibile” di Volkswagen che auspicava una permanenza in VW oltre il 2016, anno in cui il mandato sarebbe scaduto.

Mentre il Consiglio di Sorveglianza sta cercando di capire di cosa Winterkorn fosse effettivamente a conoscenza, Bloomberg ipotizza i nomi del possibile successore, che sarà annunciato nei prossimi giorni, avanzando la candidatura di Matthias Mueller, numero uno di Porsche e forte del sostegno della famiglia. In Borsa, dopo un avvio ancora negativo fino al -8%, il titolo si è ripreso rimbalzando con un + 7% ma la “ripresa” arriva dopo due giorni in cui sono stati bruciati oltre 25 miliardi di euro di capitalizzazione di mercato. Lo scandalo Volkswagen (qui i dettagli) potrebbe avere serie ripercussioni anche in Europa dove c’è una affezione maggiore dei clienti verso il motore diesel.