Lo scandalo dieselgate mette nel mirino anche l’Italia. Nella mattinata di mercoledì 2 dicembre, la Guardia di Finanza ha eseguito una serie di perquisizioni nella sede di Porsche Italia Spa a Padova e presso le abitazioni di alcuni manager del gruppo. Le perquisizioni sono state disposte dalla procura di Padova e riguardano anche le abitazioni di alcuni soggetti iscritti nel registro degli indagati, otto tra cui anche alcuni non meglio precisati componenti del CdA. Obiettivo acquisire dei documenti, cartacei e/o informatici, per verificare se siano stati installati dei software in grado di determinare emissioni di gas diverse da quelli comunicati o risultati dai controlli. Il reato ipotizzato è frode nell’esercizio del commercio.

Intanto, in Germania, Volkswagen avrebbe raggiunto un accordo per 20 miliardi di euro di prestito-ponte, con 13 banche, per coprire i costi dello scandalo dieselgate, il cui processo durerà almeno ancora un anno: “Spero che per la fine dell’anno prossimo ne saremo abbondantemente fuori” ha detto il CEO Matthias Müller da Wolfsburg in occasione dell’assemblea di fabbrica della Volkswagen, con la partecipazione di circa 20 mila dipendenti. Finanziarsi sui mercati, dopo i vari downgrade (il peggioramento del giudizio di una banca d’affari nei confronti di un titolo, ndr), è infatti diventato troppo costoso.

Il fronte delle rivendicazioni dei clienti e delle denunce al colosso tedesco sarà invece aperto “presumibilmente per anni”, anni in cui il mercato di Wolsfburg dovrebbe andare in una precisa direzione: “Il futuro è elettrico ha ribadito Müller. Davanti ai dipendenti della sede centrale, c’erano anche il capo del consiglio di fabbrica Bernd Osterloh e il presidente finanziario Frank Witter. Con loro anche il ministro dell’Economia Sigmar Gabriel.

Una promessa arriva da Wolfgang Porsche, consigliere di sorveglianza: “Non abbandoneremo Volkswagen nel momento più difficile” parlando di difesa dei posti di lavoro dalle conseguenze dello scandalo dieselgate. I vertici del colosso tedesco hanno finora garantito che non vi saranno conseguenze sul personale dipendente ma secondo l’Hannoversche Allgemeine Zeitung, 300 contratti di lavoratori interinali ad Hannover, in scadenza a fine gennaio, non saranno rinnovati.