La stagione della SBK era annunciata entusiasmante: senza Max Biaggi un Mondiale più equilibrato con diversi pretendenti e bagarre annunciata a ogni gara, trasmesse in diretta per la prima volta da una tv in chiaro con il campione del mondo in cabina di commento. Se l’Australia – a causa del fuso orario – è poco attendibile per quel che riguarda dopo i primi due round europei si può tracciare già un mini-bilancio: il prodotto SBK fatica a conquistare audience.

A Philipp Island gara-1 è stata vista da 400.000 spettatori e 156.000 nella seconda manche (share del 13,5%), un dato quasi triplicato dalle repliche pomeridiane. Ad Aragon l’atteso boom è mancato: gara-1 ha raccolto 938.000 spettatori, quasi dimezzati nella seconda (522.000) e con un calo maggiore rispetto al 2012. Dati non incoraggianti che ad Assen si sono confermati: la tappa olandese ha fatto solo il 6.36% di share con 742.000 telespettatori in gara-1, scesi a 695.000 nella seconda manche. Flop per la Supersport, con 155.000 utenti (1.77% di share).

Dunque le previsioni di chi si aspettava almeno un raddoppio degli ascolti da La7 a Italia 1 non si è verificata. Italia 1, oltre a quattro milioni di euro all’anno per i diritti del campionato, sta mettendo in campo un dispiegamento di forze notevole. Ma il calo dei motociclisti dovuti alla crisi, la doppia manche e la mancanza di un personaggio come Biaggi sono tutti fattori di un calo quasi fisiologico. 

La MotoGP per ora fa il quintuplo degli ascolti. Complice il ritorno di Valentino Rossi in Yamaha: oltre 5 milioni in Qatar, quasi 4 ad Austin. Ma la SBK promette di stupire ancora. A Monza ci può essere la svolta. Perchè questo è motociclismo vero e se tramandato alle future generazioni non morirà mai.