La prima gara della stagione SBK va in archivio come meglio non poteva. Per lo spettacolo in primis, perché le due manche di Phillip Island hanno regalato emozioni a non finire con due finali tra i più combattuti di sempre. A sorridere sono soprattutto Aprilia e Kawasaki, che hanno portato a casa rispettivamente un primo e un secondo posto preziosissimi in chiave Mondiale. Un campionato che si annuncia più combattuto che mai e dove la casa di Noale, che ha conquistato la 50esima vittoria della categoria, ha il difficile compito di difendere il doppio titolo 2014 dopo aver rischiato di sparire dalla categoria.

SBK Australia 2015, Aprilia e Kawasaki pigliatutto

Nonostante Leon Haslam e Jordi Torres fossero entrambi al debutto sulla RSV4, entrambi hanno impressionato confermando la bontà del progetto SBK per Noale. Il primo, ottimo pilota che ha raccolto finora meno di quanto avrebbe meritato, non saliva alla ribalta dal 2010, quando ha quasi strappato a Max Biaggi, allora proprio in Aprilia, il primo titolo di campione del mondo. Ora pare intenzionato a recuperare il tempo perso e punta alla corona. Il rookie spagnolo ha sfiorato il podio in gara-1 ed è stato tradito dalla foga in gara-2 ma ha ottime prospettive. Così come un altro debuttante, Van der Mark, che con la Honda ha lasciato intravedere grandi cose, dando paga al compagno e campione in carica Guintoli (peraltro non al meglio fisicamente) e dimostrando di poter competere con i big.

La Ducati scalpita aspettando Giugliano

La casa dell’Ala dorata ha lasciato ai rivali di Kawasaki un Jonathan Rea in forma smagliante che si è permesso il lusso di rifilare secondi a un manico come Tom Sykes. Il fatto che abbia ottenuto un risultato del genere a Phillip Island, dove finora non era mai salito sul podio, deve far preoccupare i suoi avversari. Tra questi c’è ed è più viva che mai la Ducati che ha rischiato anche di vincere con Chaz Davies, alla fine due volte terzo.  Sei bandiere inglesi nei 2 podi. Una premiazione sembrava quella del BSB ma quest’anno potremmo doverci abituare. A rompere le uove nel paniere, oltre a Sykes e Guintoli, potrebbe arrivare Davide Giugliano, reduce dal brutto infortunio nei test. Se trova la costanza in gara, il pilota romano può giocarsela. Certo l’handicap di quattro gare in meno (200 punti) lo tagliano quasi fuori dalla lotta iridata, ma l’obiettivo è tornare a vincere.  Un augurio di pronta guarigione va anche a Niccoló Canepa che in gara-1 è caduto riportando un trauma alla caviglia sinistra con sospetta rottura di un tendine. In Thailandia vuole esserci.

Cuore Bayliss, MV Agusta ancora grande

Unico italiano al traguardo, Matteo Baiocco, che ha collezionato due buoni piazzamenti, un undicesimo e nono con la Panigale R del team Althea. L’Italia delle moto plaude a MV Agusta che inaugura nel migliore dei modi l’ingresso con quota di minoranza di Amg Mercedes centrando una storica doppietta in SuperSport. Il francese Jules Cluzel ha preceduto Lorenzo Zanetti, sulla pista dove lo scorso anno era tornata a vincere 38 anni dopo Giacomo Agostini. Un plauso gigantesco se lo merita Troy Bayliss, che a quasi 46 anni e senza ritmo-gara da 7, ha girato per cinque giri con i migliori prima di tirare i remi in barca degrado della gomma. Molti vorrebbero rivedere la leggenda australiana in Thailandia ma è più probabile che in pista ci vada il tester Javier Fores o Luca Scassa, coinvolto a livello di gestione nel team. L’aretino ha voglia di correre ma l’astinenza dalla pista, dopo una stagione funestata da infortuni, invita alla prudenza (in estate dovrà rimuovere una vite in titanio dalla caviglia). Probabile lo si vedrà in gara più avanti. Magari nei due appuntamenti italiani di Misano e Imola.

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