Capire quale sarà il futuro dell’auto dopo quanto visto al Salone di Ginevra è, per noi italiani, quanto mai difficile e sfaccettato.

Da un lato abbiamo una situazione mondiale positiva e ricca, dove alcuni mercati, Cina e Stati Uniti in testa, stanno contribuendo in maniera decisa a mantenere in attivo i bilanci dei vari costruttori (gruppo Fiat compreso) e a segnare una serie ripetuta di record di vendita.

Dall’altra parte la crisi delle vendite sta iniziando a colpire i paesi dell’area Euro coinvolgendo anche la Germania e i prossimi mesi saranno particolarmente difficili dal punto di vista industriale stante il surplus di produzione che tutti registrano.

In Italia, purtroppo, non si prospetta, a corto e medio termine, alcuna via di uscita da una situazione negativa che ormai dura da più di due anni.

Le cause sono molte, ma certamente la politica ha gran parte delle responsabilità viste le ultime decisioni prese – o non prese – basate su aumenti della tassazione e di conseguenza dei costi di gestione, e pesano tutte le iniziative finto-ambientaliste che hanno come risultato quello di colpire chi per lavoro o passione deve usare la propria auto e di provocare una drammatica caduta dell’occupazione.

Alla manifestazione svizzera, l’unica con una visione davvero globale dello stato del mondo automotive, però abbiamo visto un grande impegno da parte di tutti i costruttori che si sono davvero attivati a presentare almeno un’ottantina di novità a livello mondiale tra modelli inediti, prototipi e concetp car, tutte di grande interesse.

Un segnale che di  passione intorno al mondo dell’auto ce ne è, per fortuna, ancora molta, e che l’auto come mezzo di mobilità individuale ha ancora molto da dire anche a livello di tecnologia per la riduzione delle emissioni e dei consumi. Dicano pure quello che vogliono coloro che straparlano per partito preso di “disaffezione dell’auto” ma, ogni stand praticamente aveva anche un modello ibrido o elettrico a riprova anche dell’impegno dell’industria dell’auto a favore dell’ambiente. Forse nessuna altro settore industriale ha fatto sforzi simili e, soprattutto, ha ottenuto risultati comparabili in questa direzione.

A Ginevra si è visto anche un altro aspetto per certi versi paradossale, quello delle vetture di lusso, settore che proprio non risente della crisi, anzi. Auto bellissime e ricche di contenuti stilistici e tecnologici, con ressa di visitatori in fila per riuscire a vederle o a strappare una foto.

Mostrate, ammirate e ostentate, quasi in maniera irriverente per noi comuni mortali.

Un settore dove molti costruttori si sono lanciati e dove il made in Italy ha giocato una parte di assoluto rilievo.

Ferrari e McLaren si sono contese il titolo di auto più bella del salone con una lotta sul filo dei cavalli, 963 per LaFerrari (questo il  nome) e 913 per la P1. E anche sul piano dei costi, visto che per averle bisogna essere pronti a firmare un assegno da 1,2 milioni di euro e una volta staccato non si è nemmeno sicuri di poterla guidare visto che le prenotazioni hanno ampiamente superato la produzione.

Ma non sono certo le più costose. A superare qualsiasi listino è stata la Lamborghini Veneno, costruita in solo tre esemplari a tre milioni di euro tutti naturalmente già venduti per una supersportiva da 700 CV con linee da  “batmobile”. Senza dimenticare che anche Rolls Royce e Bentley avevano qualcosa di nuovo e che al Salone tutti i grandi preparatori proponevano le proprie elaborazioni per rendere ancora più potenti ed esclusive ogni supercar. Naturalmente tutte con listini sopra i 2/300.000 euro.

Forse proprio da qui può arrivare un’indicazione per battere la crisi da trasferire sulla produzione dei grandi numeri. Le auto devono tornare ad essere originali e a distinguersi, devono emozionare e non essere anonime e senza cuore, non devono in pratica essere degli elettrodomestici con le ruote che servono solo per andare dal punto A al punto B. Certo, solo qualche sceicco o super ricco avrà la possibilità di guidare LaFerrari o la McLaren P1, ma anche in piccolo si può e si deve usare la fantasia. Quella che, per fortuna, in Italia non manca e che il mondo dell’auto ci riconosce e che il Salone di Ginevra una volta di più ha confermato, ad esempio, agli stand di Alfa Romeo, Italdesign, Pininfarina, Bertone, Touring Superleggera, Idea.