La sostenibilità ambientale dell’automobile non è solo uno slogan, o perlomeno non lo è più. Innanzitutto esistono leggi molto restrittive per i costruttori sulle emissioni inquinanti, sia in Europa che negli Stati Uniti. Inoltre la consapevolezza generale in materia sta aumentando. Infine, i prezzi dei carburanti fossili sono in costante aumento e in tendenziale, sebbene non imminente, esaurimento; di conseguenza l’equazione minore inquinamento = minori consumi = minore spesa diventa d’interesse primario per i clienti delle marche automobilistiche. Quindi la sostenibilità diventa anche un obiettivo aziendale.

Come fa una grande casa a centrare questo target? Nelle manifestazioni collaterali al salone di Detroit, la Ford ha organizzato una serie di convegni su questo e altri temi, invitando 150 giornalisti web da tutto il mondo. Era il Ford Digital Summit. Anche Leonardo ha partecipato.

Nella casa di Dearborn la divisione dedicata alle problematiche ambientali è diretta da John Viera. “Da noi sostenibilità significa assecondare i bisogni di oggi senza compromettere il futuro” – ha esordito l’ingegnere di Chicago – “Fin dal 2005 Bill Ford delineò la strada da seguire, affermando che il clima è importante. Dunque alla Ford la sostenibilità è parte integrante del tessuto aziendale”.

Il futuro della produzione automobilistica secondo la casa dell’ovale blu si delinea attraverso tre passi intermedi: nel breve periodo i motori saranno per la maggior parte ibridi, oppure a benzina ad alta efficienza o a metano; nel medio termine si affermeranno le vetture elettriche a basso peso. E in un futuro a lungo termine arriveranno le celle a combustibile e l’idrogeno. E nel frattempo? “Il maggiore impatto nel breve periodo, per quanto ci riguarda, è la tecnologia EcoBoost“.

Come convincere la gente a preferire vetture sostenibili? Viera (nella foto) conclude: “Dobbiamo far passare il messaggio che diminuire le emissioni riduce anche il costo di gestione dell’auto. Noi spieghiamo che le nostre vetture sono soprattutto convenienti, e poi anche “verdi”. Comunque ci vuole tempo per modificare le abitudini della popolazione”.