Il design è uno degli elementi fondamentali in un’automobile, per diverse ragioni. Innanzitutto lo stile visivo è ciò che per primo cattura il potenziale compratore. Inoltre dal disegno della carrozzeria dipendono indispensabili fattori concreti: come la vettura reagisce alle forze fisiche, quindi quale sarà il suo grado di sicurezza; quanto efficacemente riesce a penetrare l’aria, dunque quanto consumerà e quanto sarà veloce.

In oltre un secolo di storia, le idee dei disegnatori di automobili hanno trovato ispirazione dalle fonti più disparate. Oggi, in un mondo sempre più interconnesso in tutte le sue forme di espressione, è logico rivolgersi alla rete per avere immediati riscontri su ciò che più attrae la generalità delle persone; soprattutto, ciò che più potrebbe attrarle nei prossimi anni; e anche trovare chi propone idee nuove.

Negli ultimi anni il gruppo Ford ha intrapreso un analogo programma di convergenza. La divisione design ha lanciato una sfida aperta agli artisti: immaginare concetti in modi diversi, per poi applicarli all’automobile. Ne è nata l’ultima versione della Mondeo che, non a caso, in America si chiama Fusion, fusione. La vettura è esposta al salone di Detroit e arriverà quest’anno in Europa.

J Mays (nella foto), vicepresidente Ford e capo della divisione design, spiega questa visione: “Fusion significa mescolare idee diverse, che rispecchiano la personalità delle persone che ci lavorano. E’ proprio questa varietà a rendere il tutto molto più interessante”.

Il ruolo della tecnologia e della rete? “Maggiore è la tecnologia, maggiori sono i risultati. I social media oggi ti permettono di sapere in pochi secondi quale design piace alla gente. Oggi i gusti delle persone si somigliano in tutto il mondo. Anche per questo motivo le nostre auto attuali sono disegnate con un approccio globale, non più in funzione dei singoli mercati. Si tratta di un modo fantastico per aprire la mente”.

Mays ha un occhio di riguardo per l’Italia: “Penso che le automobili più belle di sempre siano state le supercar italiane degli anni ’60. Anche la Porsche 911 ha preso molto dallo stile delle Ferrari di quegli anni. Il disegno delle auto italiane rappresenta la semplicità. E la semplicità favorisce l’efficienza, anche nei consumi. Il mio disegnatore preferito era Sergio Pininfarina, che conoscevo bene, come il figlio Andrea. Ho ammirato moltissimo quello stile. Oggi purtroppo sta scomparendo. Spero che qualcuno lo riprenda in futuro”.