Martin Smith è il direttore design della divisione europea della Ford. Il suo team ha dato forma a tutte le ultime versioni delle vetture con l’ovale blu. Le tendenze recenti del design in campo automobilistico sono in parte legate alle crescenti necessità di assicurare maggiore efficienza energetica, date le esigenze di abbattere l’inquinamento atmosferico e risparmiare carburanti sempre meno abbondanti e più costosi. Sono anche progressivamente crescenti le esigenze di abitabilità, connessione, possibilità di “vivere” meglio nell’automobile.

Di passaggio al salone del mobile di Milano per intervenire ad un incontro organizzato dalla Ford sull’accessibilità del design, Smith ha ricordato che in fase di progettazione delle vetture più recenti, molte ricerche sono state compiute in Italia, nazione che del design è la patria; e diversi elementi fondamentali sono stati ricavati attraverso il confronto con gli italiani. Ma oggi, date le necessità sopra elencate, c’è ancora spazio per disegnare auto “belle”, che richiamino forti emozioni, sulla scia ad esempio delle nostre auto leggendarie degli anni ’60? Questa è l’opinione di Martin Smith:

“Al recente salone di Ginevra abbiamo visto parecchie auto bellissime e costosissime, le nuove Ferrari, Maserati, Bentley e Rolls-Royce. Tutte vetture che hanno una forte impronta emozionale. E tutte auto che vengono introdotte in un ambiente in cui sono ben presenti le problematiche relative alla sostenibilità. Io penso che anche le auto di larga produzione, come la nostra Fiesta, siano veicoli capaci di esprimere emozioni. E’ un’auto economica, funzionale e sostenibile rispetto all’uso delle risorse ambientali. Ma ne vendiamo alti volumi proprio perché la gente ne apprezza il design”.

Smith (nella foto) ha poi concluso: “Gli anni ’60 sono stati un periodo di design molto forte. Ma anche oggi l’industria è in grado di esprimere un design di analogo impatto. Ad esempio un’Aston Martin di oggi sarà bella da vedere anche tra 25 anni. Ed è assolutamente paragonabile ai grandi lavori degli anni ’60 di disegnatori come Giugiaro o Bertone“.