Fa piacere scoprire che ad Hollywood ci abbiano messo quasi quarant’anni per capire che la stagione di Formula 1 del 1976 poteva diventare un film.
Il copione era già scritto, non c’era niente da inventare e la storia conteneva tutti gli elementi per piacere al pubblico: due piloti antagonisti agli antipodi per carattere, due marchi prestigiosi che si sfidano, la suspense, il dramma, il pericolo, il ritorno alla lotta e l’incredibile finale.
Si perché quello che viene raccontato nel film Rush di Ron Howard, con gli attori Chris Hemsworth e Daniel Brulh, è la storia di uno dei campionati più incredibili che la Formula 1 abbia vissuto e che per gli appassionati rimane tra i ricordi indelebili. E soprattutto è una storia vera!

Protagonisti l’austriaco Niki Lauda fresco di titolo iridato con la Ferrari nel 1975 e l’inglese James Hunt passato alla guida della McLaren dopo le ottime prestazioni ottenute con la Hesketh. Due personaggi che più diversi non si può. Uno, l’inglese, alto, biondo, playboy (ha dichiarato in una sua autobiografia di aver avuto più di 5000 donne, una fidanzata però lo lasciò per mettersi con Richard Burton), gran fumatore e amante delle feste che viveva in maniera divertente e scanzonata le competizioni. L’altro, il suo alter ego, non poteva che essere il Niki Lauda preciso e puntiglioso che tutti abbiamo conosciuto e seguito nei suo periodo a Maranello e nel prosieguo della carriera. Uno figlio della middle-class britannica che con qualche sacrificio lo ha aiutato a comprare la prima monoposto, l’altro erede di una dinastia di banchieri viennesi che ha fatto di tutto per impedire la sua carriera nelle corse. Li accomuna solo la passione per i motori.

Due piloti che si conoscevano da tempo e che si erano affrontati in tutte le categorie minori dell’automobilismo sportivo, di certo non amici, troppo diversi per riuscire a frequentarsi anche fuori dagli autodromi, ma sicuramente due persone che, proprio perché si conoscevano bene, si rispettavano.

Un campionato bellissimo, dicevo, quello del ’76 con un inizio sfolgorante della coppia Lauda/Ferrari che nei primi 9 gran premi riesce a centrare ben 5 vittorie contro le due di Hunt. Sembrava tutto già scritto e finito, ma si doveva ancora correre sul circuito del Nurburgring. É qui che avviene la tragedia con l’incidente che mette a rischio la vita dell’austriaco salvato dalle fiamme solo per l’intervento di 4 piloti; Merzario, Edwars, Ertl e Lunger.
Saranno loro a tirare fuori dall’auto in fiamme il collega con l’italiano che riesce a slacciare le cinture solo quando il pilota sviene e smette di agitarsi per il dolore e a portarlo in salvo. La corsa poi riprende e al secondo via vince Hunt.

Lauda va in ospedale con ustioni in tutto il corpo, in particolare sul volto.
Riuscirà a ripresentarsi al GP di Monza, 40 giorni dopo, con ancora con le ferite aperte nel disperato tentativo di difendere il titolo mondiale.
Si arriva così all’epilogo in Giappone. L’inglese è in forma e nel frattempo ha portato a casa altre tre vittorie arrivando così a 6 nel totale. Si corre al Fuji, davanti alla montagna sacra, e la situazione vede Lauda in testa nella classifica con soli 3 punti di vantaggio sull’inseguitore. Anche qui è la pioggia protagonista con un vero e proprio ciclone che si abbatte sulla pista. Ancora una volta i piloti discutono se correre o meno, ma una volta aperta la corsia box tutti si schierano, in ballo ci sono i soldi della diretta TV in tutto il mondo.
E qui c’è il colpo di scena che nessun sceneggiatore sarebbe stato capace di immaginare. Al 3° giro la Ferrari T2 entra ai box e Lauda si ferma, rinuncia, si rifiuta di correre in queste condizioni. Una decisone che per anni dividerà l’opinione pubblica, c’è chi apprezza il coraggio di avere paura e chi ritiene che non bisogna aver paura di avere coraggio. Da ricordare, però, che anche Carlos Pace e Emerson Fittipaldi si fermarono per le stesse motivazioni di Lauda.
Non ci sono più ostacoli perché il mondiale vada a Hunt anche se, terzo all’arrivo, non si rende conto del risultato e pensa di aver perso. Lo scoprirà con qualche minuto di ritardo per la confusione dovuta al maltempo che aveva mandato in tilt i cronometristi.
Lauda si rifarà l’anno dopo con il suo secondo titolo mentre Hunt perderà lo smalto di un tempo e si ritirerà nel 1979. Lo troveranno morto nel suo appartamento nel 1993 ufficialmente per infarto.